comunicato stampa

Ricerca vegetale, necessaria per accrescere gli investimenti

Pubblicato il 21 maggio 2012 in: ricerca e costituzione varietà  vegetali

Assosementi interviene alla Fascination of Plants Day Italia

“I prodotti con cui oggi ci nutriamo sono il risultato di un costante lavoro di ricerca e miglioramento varietale, che affonda le radici nel passato e che negli ultimi anni ha subito una grande accelerazione grazie alle scoperte nel campo della genetica e della genomica. L’agricoltura ha bisogno di ricerca ed innovazione per produrre di più ed in modo migliore, cercando altresì di ridurre l’impatto ambientale.  Laddove mancano però sufficienti investimenti nella ricerca, l’innovazione e lo sviluppo si arrestano”. Lo ha affermato Paolo Marchesini, presidente di ASSOSEMENTI, intervenendo all’evento organizzato a Roma da IT-Plants for the future in occasione della celebrazione della giornata dedicata al fascino delle piante.

“Miglioramento delle tecniche agronomiche, miglior uso dei mezzi tecnici disponibili e ricorso a nuove varietà, sono i tre fattori chiave che hanno guidato il miglioramento della produzione agricola negli ultimi decenni” – ha sottolineato Marchesini. “In futuro, tuttavia, un ruolo sempre più importante lo avrà l’innovazione genetica, con la creazione di varietà adatte a specifiche esigenze ambientali (terreni salini, aumento della siccità ecc..) o per precisi impieghi (energetici, alimenti funzionali). La ricerca necessita però di importanti risorse e l’Italia, se non vuole essere tagliata fuori dai progetti innovativi, anche nei settori tradizionalmente propri come quello dei frumenti o del riso, deve fare uno sforzo per accrescere gli investimenti e migliorare la collaborazione tra pubblico e privato, ma soprattutto deve superare molti pregiudizi e resistenze verso l’innovazione”.

Nel campo della ricerca varietale a livello mondiale assistiamo oggi al fenomeno del mais che attrae risorse dieci volte superiori a quelle destinate al frumento (32 US$ ettaro per il mais, contro 3,3 US$ ettaro del frumento), nonostante quest’ultimo sia coltivato su una superficie nettamente maggiore. Ciò è certamente dovuto ai risultati assicurati dalla ricerca varietale, a metà degli anni ’50 grazie alla diffusione delle prime varietà ibride e più di recente con le biotecnologie, che richiama investimenti e genera a sua volta nuova innovazione.  L’innovazione, ovviamente, deve essere accettata e poi anche adeguatamente tutelata e promossa.

“In questi ultimi anni abbiamo invece visto la ricerca pubblica italiana ripiegarsi su se stessa, costretta da politiche non certo lungimiranti a concentrarsi essenzialmente sulle nostre varietà tradizionali, senza aperture verso l’esterno, in nome di un falso richiamo alla difesa dell’agroalimentare nazionale. Con il rischio – ha concluso Marchesini – che i nostri prodotti tipici perdano progressivamente la capacità di competere sul mercato o debbano essere fatti con materie prime di importazione”.

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