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Mais: calano le superfici e aumenta la dipendenza dall'estero. Il piano cerealicolo nazionale un'occasione per invertire la tendenza

Pubblicato il 30 gennaio 2017 in: ricerca e costituzione varietà  vegetalisezione colture industriali

Per contribuire al rilancio del mais italiano il Piano cerealicolo nazionale a cui sta lavorando il Ministero delle politiche agricole deve garantire il massimo supporto alla ricerca scientifica, compreso lo sviluppo delle New Breeding Techniques (NBTs), e allo stesso tempo sviluppare indicazioni chiare per orientare interventi agronomici efficaci da parte degli agricoltori a sostegno di una maggiore produttività e sanità dei raccolti. È quanto emerge dall’intervento di Gianluca Fusco, Presidente della Sezione colture industriali di Assosementi, l’Associazione che rappresenta le ditte sementiere in Italia, nel corso della tavola rotonda "Istanze del mais nel nuovo piano cerealicolo nazionale" che si è svolta venerdì a Bergamo durante la Giornata del Mais promossa dal CREA di Bergamo.

“La maiscoltura nazionale vive da tempo una fase delicata, ha dichiarato Gianluca Fusco. Il settore continua a subire una contrazione delle superfici coltivate a granella e a foraggio, che in 5 anni hanno perso oltre 300.000 ettari (dati ISTAT) giungendo ai minimi storici, e di quelle destinate alla produzione delle sementi, attorno ai 5.400 ettari nel 2016 (dati provvisori CREA) mentre nel 2014 toccavano i 7.800 ettari. Le previsioni avanzate oggi alla Giornata del Mais hanno messo in luce per la campagna 2016 un tasso di auto-approvvigionamento del mais da granella inferiore al 60% e valori di import netto che dovrebbero sfiorare i 5.000 milioni di tonnellate. Il risultato è che uno dei cereali di punta della nostra agricoltura perde competitività e rischia di mettere in crisi il sistema agroalimentare Made in Italy: il mais è alla base dell’alimentazione zootecnica di quasi tutte le produzioni DOP e per legge le razioni alimentari degli animali devono contenere almeno il 50% di prodotto italiano”.

“Il Piano cerealicolo nazionale deve quindi fornire risposte concrete per risollevare una produzione che non può essere relegata a un ruolo di fanalino di coda, ha aggiunto Fusco. Il settore sementiero lavora da anni per far crescere la ricerca scientifica in Italia e selezionare varietà di mais sempre più performanti e adatte al nostro territorio. Ci aspettiamo che il Ministero  sostenga la ricerca e il miglioramento dell’agrotecnica su mais. Le metodiche di ricerca innovative che si stanno affacciando sul panorama scientifico, le cosiddette NBTs, rappresentano un’opportunità che l’Italia deve cogliere con prontezza, perché operano in maniera più rapida ed efficace rispetto alle metodiche convenzionali. Inoltre riteniamo necessario che, con la prossima programmazione, si possano investire risorse per la determinazione e la diffusione di buone pratiche di coltivazione al fine indirizzare al meglio i maiscoltori verso una gestione agronomica che consenta di coniugare in maniera sostenibile una maggiore produttività e sanità dei raccolti”.

“Se il mondo delle istituzioni è chiamato a incentivare la ricerca e l’innovazione, la filiera maidicola nazionale deve impegnarsi per fare sistema con tutti i suoi attori per cogliere le opportunità dei mercati. Aumentare le rese e mettere sul mercato un prodotto più sano e di qualità sono le chiavi per garantire il futuro di alcune delle specialità alimentari più caratteristiche del Made in Italy” ha concluso Fusco.

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