comunicato stampa

Art. 68: per AIS va conservato l'uso del seme certificato, per non vanificare la politica di qualità del grano duro

Pubblicato il 21 luglio 2009 in: pacpac e sementiproduzioni e commercio derrate

“La proposta delle Regioni per i pagamenti dell’art 68 deve essere ancora migliorata, inserendo l’obbligo di impiegare il seme certificato per il grano duro al fine di salvaguardare la qualità ed i requisiti di rin-tracciabilità delle produzioni, a tutela dell’intera filiera produttiva”. E’ quanto sostiene l’AIS – Associazione Italiana Sementi, in vista del confronto finale fra le Regioni e con il Ministro Zaia circa l’applicazione dalle prossime semine della recente riforma della PAC.

“La proposta delle Regioni di raddoppiare il plafond destinato all’avvicendamento dei seminativi, l’inclusione tra i beneficiari anche di Marche, Umbria e Toscana, così come l’estensione del pagamento all’intero territorio regionale, sono misure in grado di aiutare le produzioni agricole delle aree centro-meridionali che sono strettamente legate al grano duro – sottolinea Carlo Invernizzi, Presidente del gruppo cereali di AIS. Deve tuttavia essere previsto l’impiego del seme certificato, non solo per avere un agevole strumento di verifica della rotazione aziendale e della rin-tracciabiltà delle produzioni, quanto per non vanificare la politica di qualità che il nostro paese ha portato avanti negli ultimi vent’anni”.

“Abbandonare l’impiego del seme certificato – aggiunge Invernizzi - significherebbe disconoscere di fatto le scelte fatte dal Ministero insieme all’intera filiera agli inizi degli anni ’90, con le liste delle varietà di qualità e l’obbligo del seme certificato, dimenticando gli sforzi fatti dalle aziende sementiere per incrementare la produzione di sementi e soddisfare le esigenze degli agricoltori”.

L’AIS evidenzia che è legata all’impiego di seme certificato la possibilità per le aziende sementiere del nostro paese di continuare a svolgere ricerca varietale, indispensabile per salvaguardare la redditività delle produzioni agricole e ricorda che mentre nei primi anni ’90 il tasso di impiego di seme certificato con il grano duro non superava il 30%, con i provvedimenti intervenuti tale rateo è stato progressivamente portato vicino al 100%.

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