comunicato stampa

Sementi: a rischio l'attività del registro nazionale per il ritardo nei rimborsi delle prove varietali

Pubblicato il 28 aprile 2009 in: registro italiano varietà vegetali

L’AIS – associazione italiana sementi, lancia l’allarme sull’attività del registro nazionale e sulla prosecuzione delle prove di valutazione delle nuove varietà vegetali, per il ritardo di oltre cinque anni del Ministero delle politiche agricole nella liquidazione attraverso le Regioni dei costi sostenuti dalle unità ed aziende locali coinvolte nella sperimentazione.

“L’attività del registro nazionale è pagata dai costitutori di varietà e dalle aziende sementiere, che finora hanno regolarmente versato i compensi previsti per queste prove – sottolinea Marco Nardi, direttore di AIS – ma per il mancato puntuale storno di queste somme dal Tesoro al Ministero, l’arretrato accumulatosi dal 2003 avrebbe oramai superato i 6 milioni di euro”.

Sono soldi attesi dalle diverse unità sperimentali periferiche del CRA, dalle aziende regionali e dall’ENSE e senza i quali sono sempre più in difficoltà a realizzare le prove varietali. “Alcune unità di ricerca, come quella dell’Ente Risi per le varietà di riso, hanno di recente abbandonato le prove – informa Nardi – con conseguenti difficoltà a sostituirle ed il rischio di una dequalificazione della sperimentazione. Se però la situazione non si sblocca entro breve, è molto concreto il rischio che si vada verso un blocco totale del registro e di gravi danni per gli agricoltori, penalizzati nell’accesso alle novità vegetali, per la ricerca e per le aziende sementiere”.

“Nei prossimi giorni è in programma una riunione della Conferenza Stato-Regioni che dovrebbe discutere come reperire le risorse per i rimborsi arretrati delle prove del Registro nazionale e ci appelliamo alla sensibilità di Presidenti ed Assessori regionali all’agricoltura – aggiunge il direttore di AIS - perché intervengano subito per rimediare a questa situazione davvero paradossale. Dopodiché sarà necessario intervenire perché la situazione non abbia più a ripetersi in futuro, evitando che i compensi pagati dai costitutori vengano considerati alla stregua di imposte, e non il corrispettivo per un preciso e doveroso servizio”.

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