comunicato stampa

ORTOMAC: per AIS, la ricerca varietale è alla base delle filiere orticole

Pubblicato il 23 aprile 2009 in: qualità delle sementiricerca e costituzione varietà  vegetali

La ricerca e l’innovazione varietale sono elementi fondamentali alla base di ogni filiera produttiva vegetale e ciò vale ancora di più nel settore della produzione orticola, dove il nostro paese deve cercare di imporsi e qualificarsi maggiormente sui mercati esteri puntando su nuovi prodotti e sulla qualità. E’ quanto ha sottolineato l’AIS, associazione italiana sementi, intervenendo al convegno Ortomac svoltosi quest’oggi a Cesena e dedicato alle sinergie all’interno della filiera orticola.

“Le aziende sementiere rivolte al mercato professionale investono somme importanti per la ricerca varietale, che talvolta superano il 10% del loro fatturato, per arrivare a mettere a disposizione del mondo agricolo – ha affermato Enrico Rappuoli, intervenendo a nome della Sezione orto wic di AIS – nuove varietà, non solo più produttive, ma con caratteristiche migliori per il consumatore, per la trasformazione e per il sistema distributivo, per assicurare produzioni più sostenibili”.

“Lo sforzo che fanno le aziende sementiere impegnate nell’attività di ricerca deve venire però maggiormente tutelato nei confronti di comportamenti non corretti, che ledono i diritti di proprietà intellettuale delle stesse aziende – ha sottolineato Rappuoli - come ad esempio le moltiplicazioni non autorizzate di seme o le riproduzioni vegetative per talea. Le moltiplicazioni vegetative per talea sono fra l’altro spesso responsabili della diffusione all’interno delle serre e delle colture di gravi patologie, in larga parte legate ai virus”.

Il settore sementiero professionale ha un fatturato in Italia prossimo al 140 milioni di euro e per certe specie, come il pomodoro da mercato fresco o in particolare le lattughe per la IV gamma, dove le illegalità raggiungono anche il 30-40% del mercato. Aderiscono alla Sezione orto wic di AIS 22 aziende sementiere, che sono impegnate direttamente o tramite la propria casa madre nella ricerca varietale, nella produzione e nella vendita di sementi destinate ai produttori orticoli professionali.

“Sentiamo gli agricoltori e le loro organizzazioni lamentarsi spesso dei fenomeni di agro pirateria, ma anche le aziende sementiere – ha evidenziato Rappuoli – auspicano che verso i loro diritti e la loro attività sia riservata la medesima attenzione e sensibilità. Siamo molto preoccupati dalla mancanza di interventi contro le illegalità, che sottraggono risorse destinate al miglioramento genetico e che potrebbero fare perdere all’Italia il ruolo di paese preferenziale verso il quale indirizzare la ricerca e l’innovazione”.

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