comunicato stampa

Indagine Assosementi: preoccupa la situazione delle superfici a mais, la coltura è strategica, servono interventi concreti e immediati

Pubblicato il 14 aprile 2022 in: pactracciabilità produzioniproduzioni e commercio derrate

Nel 2022 è previsto un aumento delle superfici seminate a soia in Italia del 10% rispetto al 2021, anno in cui secondo l’Istat sono stati interessati 285 mila ettari, mentre per il mais è attesa una contrazione del 5%, rispetto ai complessivi 960 mila ettari dell’anno precedente. È la previsione che emerge da un’indagine di Assosementi, l’associazione che riunisce le aziende sementiere italiane, condotta su due delle principali colture industriali del nostro paese.

“Registriamo con piacere la previsione di crescita della soia, il cui incremento delle superfici dovrebbe toccare un +10% rispetto al 2021, ha dichiarato Paolo Marchesini, Presidente della Sezione colture industriali di Assosementi. Purtroppo, non possiamo dire lo stesso per il mais, una delle colture italiane più strategiche, fondamentale per l’alimentazione animale e per le produzioni agroalimentari di eccellenza. Da anni l’area di coltivazione del mais mostra una preoccupante contrazione, con conseguente aumento delle importazioni per rispondere all’interno fabbisogno”.

“Viviamo un momento in cui il mercato riconosce alla granella di mais prezzi più alti rispetto al passato. Eppure, la tendenza non si è invertita, perché gli agricoltori sono scoraggiati dall’aumento dei costi di molti fattori di produzione, in particolare dei fertilizzanti, che riducono drasticamente gli effetti delle attuali quotazioni” ha aggiunto Marchesini.

“Anche altri fattori giocano un ruolo importante in questa situazione. Alcuni sono strutturali, come la scarsità delle superfici, accentuata da un’annata record per le semine di frumento. Altri invece congiunturali, come l’andamento meteorologico. La paura della siccità, derivante da una prolungata assenza delle piogge, è un aspetto che ha inciso sulle scelte di molti agricoltori” ha spiegato Marchesini.

“Da una prospettiva reddituale, il mais sembra dunque meno competitivo rispetto ad altre scelte colturali, come appunto la soia che è meno esigente in termini di apporti, soprattutto di azoto e dunque comporta costi di produzione inferiori. Alla luce dei rischi legati a un’eccessiva dipendenza dall’import di materie prime e in considerazione delle scelte strategiche che il nostro Paese sta definendo per l’applicazione in Italia della riforma della PAC, l’auspicio è che i nostri policy-maker optino per misure in grado di contribuire al rilancio delle produzioni maidicole in Italia” ha concluso Marchesini.

 

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