comunicato stampa

Semina cereali autunnali: l’indagine Ismea conferma la perdita di oltre un terzo della superficie di frumento duro

Pubblicato il 4 febbraio 2005 in: pacpac e sementiproduzioni e commercio derrate

“Il crollo degli investimenti a frumento duro nel 2005, solo in piccola parte compensato dagli incrementi di frumento tenero ed orzo, conferma lo stato di gravissima difficoltà in cui si trovano le aziende sementiere, ma avvalora altresì le preoccupazioni sulla tenuta della filiera del grano duro nel nostro paese”. E’ questo il primo commento dell’AIS - Associazione italiana sementi, sui risultati dell’indagine svolta da Ismea ed Unione Seminativi sulle recenti semine autunno vernine di cereali.

“La superficie di frumento duro persa con le semine 2004/2005 si avvicina ai 700.000 ettari” - sottolinea Bruna Saviotti, Presidente AIS. “Se l’indagine Ismea evidenzia infatti un calo di superficie per il grano duro del 28% (1,276 milioni di ettari per il raccolto 2005, rispetto al dato Istat di 1,772 milioni di ettari per il raccolto 2004), in realtà la contrazione sale ad oltre il 35% se confrontiamo sempre la stima Ismea 2005 con la superficie dichiarata dagli agricoltori nel 2004 ad Agea per gli aiuti PAC (oltre 1,970 milioni di ettari!)”.

“La precipitosa applicazione della riforma PAC, senza un sufficiente periodo di preavviso, ha già messo in ginocchio l’industria sementiera, che si ritrova ora con forti giacenze di sementi invendute” – continua Saviotti – “ma potrebbe mettere in crisi anche l’industria italiana della pasta, costringendola a dover ricorrere alle importazioni per buona parte del suo fabbisogno se il nuovo raccolto di grano duro ritornerà sulle rese consuete”.

“Così come è urgente che la filiera rifletta seriamente sulla organizzazione produttiva dei cereali del nostro paese” – conclude il Presidente AIS – “altrettanto indispensabile è che il Ministero delle politiche agricole e le Regioni si facciano carico della critica situazione dell’industria sementiera. Senza idonei interventi, al crollo delle vendite di questa campagna potrebbe seguire a breve l’incapacità di sostenere i programmi di ricerca e di rinnovamento varietale in un settore che tutti riteniamo fondamentale per la nostra agricoltura”.

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