23 marzo 2006



A.I.S.
ASSOCIAZIONE ITALIANA SEMENTI
Bologna


Assemblea generale 23 marzo 2006

RELAZIONE DEL PRESIDENTE


Signori Associati, Cari colleghi,
a tutti un cordiale saluto e benvenuti all’Assemblea generale AIS.
Il quadro che intendo riassumere in occasione di questo nostro appuntamento annuale non può prescindere dal contesto particolarmente negativo e privo di slanci in cui si dibatte economicamente e politicamente il nostro paese e dalle pesanti conseguenze per l’agricoltura e l’attività sementiera determi-nate dall’ultima riforma della politica agricola comune.

L’impatto della riforma PAC
In queste poche e crude cifre, che tengono conto anche delle recenti semine autunnali di cereali, penso si possano sintetizzare i primi effetti della ri-forma:
- Il grano duro, la principale coltura agricola italiana e base fondamenta-le del sistema agro-alimentare del paese, ha perso nell’arco di sole due campagne circa 800.000 ettari. Ismea stima le semine autunnali 2005 in 1.118.000 ettari, rispetto a 1.920.000 ettari ammessi a premio per le se-mine 2004;
- la perdita, per l’agricoltura italiana, di circa 1 milione di ettari col-tivati. Infatti a quelli persi dal grano duro, vanno aggiunte le riduzio-ni del mais (circa 200.000 ettari) e, a partire dalla campagna in corso, quelle altrettanto pesanti della bietola da zucchero, purtroppo non com-pensate dai limitati aumenti degli altri cereali autunnali e delle pro-teaginose;
- la contrazione di oltre il 25% nelle superfici portaseme moltiplicate nel 2005, rispetto al 2004. Spicca ovviamente il crollo della superficie mol-tiplicata a grano duro, che tra il 2004 ed il 2005 perde il 47%.

Purtroppo non possiamo ritenere che la situazione abbia raggiunto un punto di stabilità. La riforma, che doveva premiare la riacquistata libertà di scelta colturale ed imprenditoriale da parte dei coltivatori, si sta trasformando, spesso, in una scelta di non coltivare e non solo nelle zone marginali come prevedevano i fautori del disaccoppiamento. Per contro, sulla funzionalità e redditività della nostra attività, così come per gli altri fornitori di mezzi tecnici, pesa sempre di più sia la contrazione di vendite, che l’incertezza e la mancanza di programmazione a livello di indirizzi colturali.
Lo scenario internazionale, i prezzi sui mercati mondiali e le prospettive future non inducono peraltro ad essere particolarmente ottimisti. In un re-cente incontro organizzato dall’Unione Seminativi, l’organizzazione unitaria a livello nazionale tra i produttori di seminativi, l’ISMEA ha presentato una deprimente proiezione all’anno 2015 dalla quale emerge che, pur in uno scena-rio di moderata liberalizzazione e concorrenza, solo la produzione di mais riuscirebbe a difendersi, mentre in deciso calo sono dati tutti gli altri ce-reali, le oleaginose e le proteiche. In aumento verrebbero invece viste le produzioni di foraggi verdi e secchi. Non capiamo però in virtù di quale ra-gione, dato lo scarso patrimonio zootecnico presente nel nostro paese, se non una presa di coscienza, o peggio, la volontà di portare l’agricoltura italia-na su attività meramente rivolte alla protezione del territorio.
In buona sostanza, si da per scontato un vero e proprio ridimensionamento del comparto dei seminativi, che si accompagnerà ad una forte ricerca di riduzio-ne dei costi di produzione, alla estensivizzazione delle coltivazioni, laddo-ve possibile, e ad una decisa ristrutturazione aziendale se favorita da una idonea politica nazionale ovvero, in mancanza di questa, all’abbandono di im-portanti aree agricole.
Voglio solo ricordare che la superficie media aziendale in Italia non supera oggi i 9 ettari, rispetto ad una media di 43 della Germania, di 49 della Francia e di 150 della Repubblica Ceca e della Slovacchia; inoltre, che più dell’80% degli agricoltori, nel nostro paese, ha poi un’età superiore ai 50 anni!
Ormai da oltre un decennio in Italia manca una vera politica agricola. A giu-stificazione di ciò si fa sempre riferimento al fatto che le decisioni vengo-no prese in sede comunitaria. Seppure questo sia vero, è parimenti vero che a Bruxelles occorre esserci e contare ed è altrettanto vero che nel rispetto delle regole comunitarie i governi del paese possono individuare opportune strategie atte a far progredire il proprio comparto agricolo, almeno per quelle colture che rivestono particolare importanza per l’indotto che da esse deriva e per l’immagine del paese nel mondo.
In questo contesto e nell’ottica di una serie politica agricola nazionale, il settore sementiero deve essere da tutti considerato strategico.
Il miglioramento della produzione, della qualità e della salubrità delle der-rate agricole dipendono in gran parte dall’attività di ricerca e miglioramen-to genetico, dalla professionalità dei sementieri di produrre un seme sano e performante, dall’ambiente italiano particolarmente vocato.
Questo noi lo ripetiamo, con forza, da molto tempo e continueremo a ripeterlo sperando che si ritorni a parlare di agricoltura in termini produttivi, che vengano individuate strategie di sviluppo nazionali e che gli agricoltori ri-tornino ad avere interesse a coltivare.

La revisione del pagamento ex art. 69
Il requisito dell’impiego del seme certificato, esente da contaminazioni ogm, previsto per accedere al pagamento supplementare di cui all’art. 69 della ri-forma PAC, ha senz’altro costituito un valido strumento per attenuare la ten-denza da parte dei coltivatori a ridurre l’acquisto di sementi. Purtroppo non si hanno ancora dati definitivi sulle semine 2004/05, tuttavia per i semina-tivi – con le diverse opzioni previste: grano duro, grano tenero, mais e av-vicendamento almeno biennale con colture da rinnovo – il pagamento dovrebbe attestarsi sui 45 euro/ettaro. Gli ettari interessati sarebbero circa 3 mi-lioni, per cui su una superficie a premio unico di circa 4 milioni, il tasso di impegno risulterebbe del 75-80%.
Il Ministero giudica però il risultato della prima campagna insufficiente per raggiungere gli obiettivi di miglioramento della qualità, della commercializ-zazione e della tutela dell’ambiente, legati all’art. 69, per cui ha dato av-vio al Tavolo paritetico Ministero-Regioni, previsto dal decreto di applica-zione della riforma, con cui monitorare i pagamenti ed individuare migliora-menti e proposte alternative. Per rendere più incisivo il pagamento, elevan-done l’entità, il Ministero pensa di ridurre il numero di ettari ammessi al beneficio, limitando le colture o le opzioni oggi previste o stabilendo cri-teri più rigidi.
Non mancano altre critiche all’art. 69, fra chi sostiene che il costo ammini-strativo sia più elevato del beneficio pagato, che la qualità non si assicura certo con quei pochi euro in più erogati ai produttori e chi invece – in par-ticolare tra le Regioni - vorrebbe ritornare sulla decisione presa nel luglio 2004, cancellandola!
Intanto, anche per la campagna di semina 2005/06, il Ministero ha confermato le disposizioni precedenti. Per il prossimo anno, dobbiamo attendere gli svi-luppi del confronto nell’ambito del Tavolo paritetico (ove l’AIS è presente), senza dimenticare i contrasti e le polemiche che hanno accompagnato fin dall’inizio questo pagamento ed avendo ben presente che sull’uso del seme certificato non tutti sono concordi.
La nostra Associazione è quindi fortemente impegnata a difenderlo, in quanto elemento imprescindibile che sta alla base di produzioni alimentari di quali-tà, rin-tracciabili ed anche, diciamolo pure, controllate per la presenza di ogm, oltre ad essere il sistema amministrativamente meno oneroso per effet-tuare le diverse verifiche connesse.

Le agroenergie
La crescente attenzione alle problematiche ambientali e la necessità di ricer-care fonti alternative di energia, coinvolgono oggi tutti i settori produtti-vi. Nel panorama decisamente povero di sbocchi colturali economicamente compe-titivi in cui si dibatte la nostra agricoltura, forti aspettative vengono quindi riposte da Istituzioni, Organizzazioni agricole e dagli stessi agricol-tori sull’uso delle produzioni agricole per ottenere energia ed assicurare op-portunità integrative di reddito.
Il Governo ha messo a disposizione con la legge finanziaria 2006 nuovi incen-tivi e agevolazioni fiscali a favore dei biocarburanti; per il biodiesel, fer-mo restando il plafond defiscalizzato di 200mila t (erano però 300mila, prima della riduzione attuata con la finanziaria 2005!), è stata raddoppiata da 20 a 40mila t la quota da realizzare attraverso appositi contratti di coltivazione. Il “decreto agricoltura” recentemente convertito in legge ha poi previsto che “dal 1° luglio 2006 i produttori di carburanti diesel e di benzina siano ob-bligati ad immettere al consumo biocarburanti di origine agricola in misura pari all’1%”. Quota che dovrebbe essere incrementata nei prossimi anni, fino al 2010.
C’è chi ipotizza che questa misura possa coinvolgere fin dal primo anno, in coltivazioni per fini energetici, almeno 270mila ettari, suscettibili di arri-vare a quasi 1,4 milioni nel 2010.
Ma c’è anche chi si interroga se tutta questa attenzione rappresenti un inte-resse concreto, oppure solo una moda spinta dai finanziamenti pubblici, con il rischio di una nuova illusione per le imprese agricole. L’aiuto di 45 eu-ro/ettaro dato alle produzioni agricole destinate a biomasse è insufficiente, eppoi è oggi limitato nell’intera Comunità ad 1,5 milioni di ettari, già quasi completamente coperti da Francia e Germania. Insomma, la sensazione è che la scarsa capacità italiana di organizzare filiere, la limitata produttività del-le nostre aziende agricole e soprattutto l’obbligo di competere con prezzi de-terminati dal mercato mondiale, non ci consenta di raggiungere questi traguar-di.
Anche la Commissione europea ha intanto adottato nel dicembre 2005 un piano d’azione finalizzato a sviluppare l’impiego delle energie rinnovabili agricole e forestali. Il piano prevede ad esempio di accrescere i biocarburanti per i trasporti ottenuti da oleaginose, cereali e bietole.
ESA, la nostra organizzazione comunitaria, ha deciso di istituire un apposito Gruppo di lavoro sulle colture per fini energetici, aperto a tutti gli inte-ressati, ma che al momento non ha visto adesioni da parte di rappresentanti italiani.

Gli ogm e la coesistenza
Anche l’anno 2005 non ha visto alcun progresso a livello comunitario per quanto riguarda la definizione di soglie ufficiali di tolleranza per la pre-senza accidentale di ogm. La conseguenza pratica è che qualsiasi presenza do-vrebbe comportare l’etichettatura delle sementi come geneticamente modifica-te. Purtroppo, l’aspetto più desolante è che la nuova Commissione CE ancora non ha lasciato intravvedere una razionale via d’uscita per quanto riguarda la produzione sementiera, mentre d’altro canto continua ad autorizzare l’immissione sul mercato di nuovi eventi di trasformazione. Solo a fine feb-braio 2006 è stato diffuso uno studio, coordinato dal Centro di ricerca comu-ne, secondo il quale sarebbe già possibile produrre raccolti che rispettino la soglia di etichettatura dello 0,9%, senza grandi cambiamenti nelle prati-che agricole. Potrebbero venire prodotte anche sementi, con una presenza ac-cidentale di materiale geneticamente modificato non superiore allo 0,5%, sem-pre secondo questo studio, senza particolari modifiche delle tecniche seguite.
I controlli sulle sementi di mais e di soia, disposti dal nostro Ministero delle politiche agricole, per le semine 2006 hanno visto un maggiore impegno tanto che il numero di campioni prelevati ed esaminati da ICRF ed ENSE, avva-lendosi anche del LARAS, supererà abbondantemente le 2.500 unità. Furono cir-ca 1.500 per le semine 2005 e 1.000 per le semine 2004.
Non siamo al 100% come chiesto dalla nostra Associazione, ma quest’anno gra-zie ad un avvio più solerte del campionamento ed a tempi più rapidi nelle a-nalisi è stato dimostrato che l’obiettivo è praticamente fattibile. Resta purtroppo il problema del sequestro dei lotti positivi e della denuncia pena-le a carico delle Aziende sementiere titolari, che nonostante i migliori sforzi non siamo riusciti – per il momento - a superare.
Molto più vivace, invece, il confronto in merito alla coesistenza tra le col-ture convenzionali, geneticamente modificate e biologiche. A livello naziona-le, dopo l’approvazione della legge 28 gennaio 2005, n. 5, che sanciva una moratoria di fatto in attesa di apposite linee guida, si attendevano appunto queste direttive operative da parte del Ministero per mettere in condizione le Regioni, a loro volta, di disporre le proprie normative locali.
Dopo un lungo tergiversare (la proposta avrebbe dovuto essere presentata en-tro 120 giorni dall’entrata in vigore della legge), le linee guida sono state illustrate dal Ministro per le politiche agricole al Tavolo agroalimentare, nella riunione svoltasi lo scorso 17 marzo, ma nella stessa giornata – quale coincidenza! – la Corte costituzionale ha dichiarato la illegittimità di gran parte della legge n. 5/2005. La legge era stata impugnata dalla Regione Mar-che ed a giudizio della Consulta, la coesistenza deve essere disciplinata a livello regionale e non statale.
Questa decisione spiazza ora il vasto fronte anti ogm presente nel nostro pa-ese, che teme sia così decaduta la moratoria e reclama che Ministero e Regio-ni intervengano con un nuovo provvedimento restrittivo urgente; dimenticando che in base al Dlgs 212/2001, per ora non toccato, spetterebbe comunque al Ministro delle politiche agricole il compito di autorizzare l’eventuale col-tivazione di varietà ogm.
Il confronto sulla coesistenza vede comunque un ruolo attivo della Commissio-ne CE, impegnata a condurre una approfondita consultazione dei soggetti inte-ressati. E’ ferma alle raccomandazioni del luglio 2003 e cerca di opporsi in ogni modo, per ora, alla definizione di Regioni o zone cosiddette “ogm-free”; intanto ad inizio aprile, a Vienna, organizza con la Presidenza austriaca una nuova conferenza sulla coesistenza.

L’EVOLUZIONE NORMATIVA SEMENTIERA
A distanza esatta di un anno dalla decisione della Commissione, con decreto del 1° dicembre 2005 il Ministero delle politiche agricole ha dato attuazione alle disposizioni sulla possibilità di commercializzare sementi di varietà in corso di iscrizione. Il provvedimento era particolarmente atteso dalle azien-de del settore orticolo, che da anni – per il Mercato unico interno - soffri-vano di questa facoltà già ammessa in altri paesi. L’autorizzazione dovrebbe essere concessa dal Ministero ai costitutori o ai loro rappresentanti legali, che hanno sede in Italia, per le varietà che sono in corso di iscrizione: nel nostro paese, per quanto riguarda le specie agrarie, in un qualsiasi paese della Comunità, invece, per le specie orticole.
Purtroppo, per le specie ortive, per una imprecisa formulazione del decreto, ma anche per una sua rigida lettura, il Ministero sta limitando le autorizza-zioni alle sole varietà in iscrizione in Italia. L’AIS è già intervenuta per chiedere un allineamento del decreto italiano alla decisione comunitaria ed una rettifica è in corso di adozione.
In materia di nuove disposizioni è poi opportuno ricordare il decreto Mipaf del 18 marzo 2005, con cui è stata rivista la disciplina delle autorizzazioni per l’importazione e la circolazione di campioni sperimentali, anche ogm; così come il decreto 19 gennaio 2005 con cui sempre il Mipaf ha dettato prescrizioni per la valutazione dei possibili rischi legati al rilascio nell’ambiente di ogm, preludio alla ripresa di una attività sperimentale in pieno campo.
Un altro tema importante su cui attendiamo indicazioni operative da parte della Commissione, è quello delle varietà amatoriali e da conservazione; un progetto è da tempo in discussione al Comitato permanente sementi e la sua approvazione è prevista entro l’anno.
Ma per quanto concerne la disciplina della nostra attività l’attenzione è ora rivolta alle riflessioni avviate in seno al Consiglio UE e che forzatamente coinvolgono anche la Commissione CE, per una analisi del ruolo assolto dalle direttive sementiere e della possibilità di migliorarle, anche alla luce di una eventuale semplificazione. L’iniziativa, avviata dalla presidenza inglese e denominata “better seed regulation”, viene ora portata avanti dalla presi-denza austriaca e c’è già impegno della successiva presidenza finlandese di continuarla.
Una prima indagine condotta fra i paesi membri ha fatto emergere non poche aspettative di modifica, anche contraddittorie fra di loro: c’è chi chiede solo una semplificazione e miglioramenti, quali ad esempio la revisione di determinati parametri qualitativi, una maggiore estensione dell’accredita-mento o l’esclusione delle specie minori dalle direttive, ma anche chi giunge a mettere in discussione la necessità di avere una tale disciplina.
E’ un tema molto, troppo importante per il nostro futuro; per questa ragione, per avere la possibilità di capire meglio ed esaminarne i possibili sviluppi, abbiamo organizzato al termine della nostra Assemblea uno specifico incontro di approfondimento. Andando al nocciolo della questione, è evidente che ciò che può essere messo in discussione è la certificazione ufficiale delle se-menti; certificazione che alcuni paesi della Comunità che sono riusciti ad attivare efficienti meccanismi di raccolta delle royalties sul seme azienda-le, non ritengono oggi più indispensabile!

Le denominazioni geografiche
E’ una questione che ci trasciniamo da tempo, da quando ad inizio 2002 il no-stro Ministero delle politiche agricole invitò costitutori ed aziende semen-tiere ad evitare di fare ricorso all'uso di termini geografici per designare le varietà vegetali, in considerazione del fatto che "la produzione sementie-ra non è vincolata, diversamente dai prodotti tipici, ad un determinato ambi-to geografico". Da allora, non solo il Ministero non ha dato via libera alle richieste di nuove denominazioni varietali con nomi geografici, ma ha tenuto in sospeso anche i decreti di reiscrizione e di variazione di responsabilità di varietà già iscritte, che si trovano in tale situazione; e la posizione ministeriale non è stata superata neanche dal regolamento (CE) n. 1831/2004, che ha previsto l'inammissibilità di una denominazione geografica per l'esi-stenza di un diritto anteriore.
Nell’ottobre scorso la Direzione qualità prodotti agroalimentari del Ministero delle politiche agricole ha chiesto di modificare la denominazione alle due va-rietà di cicoria: "Rossa di Treviso" e "Variegata di Castelfranco", eliminando qualsiasi riferimento al nome geografico, in quanto motivo di imitazione o evo-cazione nei confronti delle IGP "Radicchio rosso di Treviso" e "Radicchio va-riegato di Castelfranco". Queste due IGP sono state riconosciute dalla Comunità Europea nel 1996, chiaramente senza rendersi conto della esistenza di due vec-chie varietà iscritte nel Registro italiano nel 1977. La richiesta è stata giu-stificata dal Ministero con il rischio che le due IGP possano decadere, se l’incompatibilità non verrà eliminata, determinando un possibile danno economi-co agli agricoltori legati alle due denominazioni tutelate.
All’interno del Gruppo sementi di orto si è acceso un vivace confronto che vede comunque le due aziende responsabili della conservazione delle varietà in questione (trattasi di varietà ante ’70, prive di costitutore), favorevoli a venire incontro alla richiesta del Ministero. Non solo per ragioni di buoni rapporti e per la necessità di instaurare un dialogo costruttivo con il Mini-stero stesso, ma soprattutto perché sarebbe irragionevole rendersi responsa-bili di un pregiudizio a danno, in sostanza, dei propri clienti, i produttori agricoli. Sulla stessa linea si trova il Consiglio direttivo AIS.
Purtroppo alcune associate contestano e rifiutano ogni possibilità di accordo con il Ministero, per un fatto di principio. Vale qui la pena di ricordare che l’AIS ha respinto l’iniziale richiesta ultimativa del Ministero ed ha av-viato un confronto costruttivo per risolvere il problema delle due varietà di cicoria, ma anche per trovare una condivisione circa l’impiego in futuro di denominazioni geografiche.
Stiamo ancora lavorando sull’argomento, per concordare con il Ministero una soluzione che non sia di pregiudizio per i produttori agricoli, ma anche per le aziende sementiere che hanno in vecchie varietà che portano denominazioni geografiche un settore importante della loro attività.

LA VITA INTERNA DELL’ASSOCIAZIONE
[omissis]

° ° °

Sono prossima alla conclusione e voglio ancora una volta richiamare tutte le aziende associate a riflettere sulle difficoltà del momento che stiamo attra-versando, come paese, come mondo agricolo e come professione sementiera, ma anche sulla complessità dei contesti operativi e sulle scelte che siamo chia-mati a fare. Se ai condizionamenti chiaramente negativi di natura economica, quali quelli posti dalla riforma PAC, o di altri settori per noi importanti come quello dello zucchero, aggiungiamo anche le incertezze legate alla pos-sibile evoluzione delle regole e della disciplina che governano l’attività sementiera, non possiamo non renderci conto dei grandi cambiamenti anche strutturali che ci aspettano.
La nostra Associazione, ne sono fortemente e sempre più convinta, è la sede opportuna in cui confrontarsi e prendere coscienza delle nuove prospettive, maturare insieme una posizione razionale e cercare di fare valere le ragioni proprie della professione sementiera italiana, ovunque si parli di seme.
Al termine del mio secondo mandato come Presidente AIS desidero ringraziare tutti i Presidenti di Gruppo che mi hanno aiutata a portare a termine il non facile compito di presidente, i componenti i Comitati tecnici, i rappresentanti dell’Associazione nei diversi organismi, così come tutta la Segreteria AIS.
Un ringraziamento davvero particolare chiedo invece all’Assemblea di riser-varlo al Dr Vito Sgaravatti, che dopo avere guidato l’AIS come Presidente per ben 12 anni, dal 1981 al 1993, ed avere presieduto con straordinaria signori-lità e grande successo il Comitato organizzatore del Congresso mondiale FIS 2000 di Roma, oggi porta a termine dopo due mandati l’ulteriore impegno di Presidente del Gruppo sementi di foraggere.
Auguri di buon lavoro al nuovo Consiglio direttivo che uscirà eletto dall’odierno rinnovo delle cariche sociali. Agli eletti voglio dire che lavora-re per l’Associazione è spesso impegnativo e, qualche volta, non gratificante, ma importante per il miglioramento della professione e delle nostre imprese. A tutti gli elettori ricordo che il rinnovo delle cariche non è un momento fine a se stesso ma che, agli eletti, occorre poi dare fiducia e sostegno.
Un arrivederci comunque a tutti, alla prossima Assemblea.

Il Presidente AIS
Bruna Saviotti