23 marzo 2006
A.I.S.
ASSOCIAZIONE ITALIANA SEMENTI
Bologna
Gruppo
sementi di oleaginose
e da fibra
Rapporto
di attività 2005
L’ANDAMENTO DELLE COLTURE
Con la nuova riforma PAC, che ha decretato il disaccoppiamento
degli aiuti, ci si attendeva nel 2005 una forte ripresa delle
oleaginose dopo che, la precedente riforma Agenda 2000, ne aveva
provocato il crollo. Le colture del grano duro al centro-sud e
del mais al nord, che hanno subito significative riduzioni a causa
della riforma, non sono state sostituite invece con oleaginose.
A parte una certa ripresa del girasole, co-munque deludente, per
la soia secondo le prime anticipazioni di Agea ci sarebbe stata
addirittura una piccola contrazione delle superfici. L’ettarato
complessivo destinato alle colture oleaginose continua a restare
molto al di sotto del 50% dei valori raggiunti alla fine degli
anni ’90.
I dati sugli investimenti 2005 sono riportati nella tabella, con
l’avvertenza che sono comunque ancora provvisori (*), poichè
Agea non ha finora diffuso le statistiche finali della campagna.
Superfici colture oleaginose in Italia
(dati AGEA, in ettari)
| |
2001 |
2002 |
2003 |
2004 |
2005 (*) |
| Soia |
250.000 |
130.000 |
151.000 |
141.000 |
135.500 |
| Girasole |
247.000 |
116.000 |
125.000 |
76.500 |
100.000 |
| Colza |
55.000 |
4.000 |
2.000 |
1.500 |
3.500 |
| TOTALE |
552.000 |
250.000 |
278.000 |
216.000 |
239.000 |
L’aumento di superficie per il girasole –
coltura che l’anno precedente aveva toccato il minimo storico
- è stato del 25% circa, mentre per la soia il calo sarebbe
del 2-3%. Le rese produttive della campagna so-no state abbastanza
buone, favorite da un andamento stagionale comunque ricco di precipitazioni;
la re-sa media è stimata da Ismea sui 22,4 q/ettaro per
il girasole e sui 39 q/ettaro per la soia.
L’abbondante piovosità ha peraltro determinato, a
carico del girasole, in alcune zone, l’insorgenza di dif-fusi
attacchi di peronospora che hanno causato danni rilevanti alle
produzioni, mentre per la soia hanno condizionato in maniera molto
negativa le ultime fasi del ciclo vegetativo e la raccolta, provocando
uno scadimento qualitativo della granella.
Analogamente alla campagna scorsa, per le nuove semine 2006 ci
sono buone aspettative per una crescita delle superfici sia per
la soia che per il girasole. Infatti, le semine di cereali autunno
vernini nelle aree centrali sono ulteriormente diminuite ed al
nord le superfici che saranno investite a mais appaiono so-stanzialmente
stabili. Le semine autunnali, secondo l’Istat, hanno invece
confermato gli investimenti a colza della stagione precedente
stimati in 3.500 ettari.
Gli usi energetici delle oleaginose
La coltivazione per fini energetici delle oleaginose, in particolare
di girasole e colza, è un tema di forte attualità,
alla luce dell’esigenza di accrescere le fonti rinnovabili.
La destinazione può essere la produ-zione di biodiesel,
soprattutto per la trazione, ma anche di energia elettrica, qualora
la materia prima agricola venga impiegata in impianti di cogenerazione,
o termica, utilizzando l’olio vegetale grezzo come combustibile
per il riscaldamento.
La direttiva “biocarburanti” (n. 2003/30/CE) ha fissato
per tutti i paesi comunitari un tasso obbligatorio di incorporazione
di carburanti rinnovabili, che dovrebbe raggiungere il 5,75% nel
2010 (attualmente la quota di mercato dei biocarburanti nella
CE è sullo 0,8%!), in relazione all’applicazione
degli impegni ambientali del Protocollo di Kyoto.
A livello nazionale il Governo, con il Dlgs 128/2005, ha stabilito
degli obiettivi per i biocarburanti che sono purtroppo dimezzati
rispetto a quelli comunitari: l’1% nel 2005, per salire
al 2,5% nel 2010; solo di recente, con la finanziaria 2006, sono
stati previsti maggiori incentivi e soprattutto che nella produzione
esentata da accisa di biodiesel, una quota derivi obbligatoriamente
da prodotti agricoli nazionali.
Le attenzioni nel nostro paese sono indirizzate soprattutto verso
il girasole, pur se meno adatto rispetto al colza a soddisfare
le esigenze dell’industria, con una resa valutabile pari
a 0,8 – 1 ton/ettaro di biodie-sel prodotto. Si stima cioè
che da ogni ettaro di coltura si possa ottenere una tonnellata
di biodiesel, op-pure cinque tonnellate di bioetanolo. Rapportato
ai consumi in Italia di carburanti di origine fossile, ogni quota
dell’1% equivalente in biocarburanti significherebbero circa
300mila ettari coltivati a girasole o a colza!
Con la campagna 2006 sarebbe comunque già un buon passo
in avanti se riuscisse a decollare l’accordo di filiera
raggiunto nel febbraio scorso tra parte industriale e parte agricola,
con cui è stato stabilito un preciso prezzo di riferimento
per il girasole coltivato sia su set-aside che non.
La produzione e la distribuzione di sementi
Le superfici portaseme di oleaginose coltivate in Italia in questi
ultimi anni sono indicate nello schema che segue.
| Anno e tipo di coltura |
2003 |
2004 |
2005 |
| Convenz. |
Biologico |
Convenz. |
Biologico |
Convenz. |
Biologico |
| Soia |
2.910 |
150 |
4.650 |
110 |
4.620 |
150 |
| Girasole |
525 |
22 |
775 |
28 |
1.340 |
25 |
| Colza |
50 |
0 |
50 |
0 |
43 |
0 |
E’ interessante osservare il forte incremento
che ha messo a segno il girasole in un solo anno, + 70%, qua-si
simile al balzo compiuto dalla soia nel 2004; quest’ultima,
nel 2005, ha di fatto confermato la stessa superficie. Ciò
denota l’interesse che c’è a produrre sementi
in Italia. Purtroppo con la soia spesso ci si scontra con andamenti
stagionali non particolarmente favorevoli; è quanto accaduto
nel 2005, dove le abbondanti piogge durante le fasi finali hanno
determinato problemi fitosanitari importanti, per questo diversi
lotti di seme sono stati scartati causa l’eccessiva presenza
di Diaporthe phaseolorum, patogeno nei confronti del quale la
normativa prevede una tolleranza massima del 15% di semi contaminati.
Le sementi distribuite per le semine nel 2005 in Italia, secondo
le valutazioni elaborate in Gruppo, si sono aggirate sulle 12.000
t per la soia, sulle 500 t per il girasole e sulle 20 t per il
colza.
L’attività di Gruppo
Per quanto concerne l’attività di Gruppo, per il
2005 è opportuno menzionare:
il progetto “qualità girasole”, che ha proseguito
con il coinvolgimento di 9 aziende associate e mettendo in prova,
nella rete sperimentale oramai collaudata, 37 ibridi. I risultati
hanno nuovamente evidenziato che esistono notevoli differenze
tra le varietà, sia come produzione in acheni, che come
resa in olio, ed anche rispetto alla presenza o meno della resistenza
genetica alla peronospora, patogeno cui le aziende sono impegnate
a riservare sempre maggiore attenzione;
il progetto di assistenza tecnica della Regione Emilia-Romagna,
coordinato dal CRPV e finalizzato alla rin-tracciabilità
ed al controllo di filiere sementiere esenti da OGM. Il progetto
ha una durata di tre campa-gne e coinvolge non solo quattro aziende
sementiere, ma anche strutture di stoccaggio e prima trasfor-mazione,
oltre che le Associazioni di produttori;
Il controllo ogm delle sementi di soia. Nella primavera 2005,
il numero di lotti campionati ha superato di poco le 300 unità,
corrispondenti secondo le valutazioni del Servizio repressioni
frodi al 50% circa del fab-bisogno del mercato nazionale, con
una incidenza di analisi risultate positive per presenza accidentale
pari al 3,3%. Per le semine 2006, il numero di campioni prelevati
potrebbe aumentare leggermente.
A proposito dei controlli ogm va segnalata l’iniziativa
annunciata dal Ministero delle politiche agricole, denominata
“La via della soia” e finalizzata a stabilire accordi
di produzione e di importazione di soia ogm-free da paesi dell’Est,
quali Russia, Romania, Bulgaria ed Ucraina. Il nostro paese dipende
infatti per il 90% del bisogno di proteine vegetali dalle importazioni,
che oggi sono assicurate soprattutto da Ar-gentina, Brasile e
Stati Uniti.
C’è da essere davvero sconcertati da questa iniziativa,
se pensiamo che nei paesi indicati già si coltivano varietà
ogm, e dobbiamo augurarci che essa non abbia seguito. Oggi, come
attestano i controlli disposti dallo stesso Ministero, la soia
prodotta in Italia è tutta tranquillamente non ogm e decine
di migliaia di ettari liberi da altre colture attendono solo di
avere una adeguata destinazione!
Il Presidente di Gruppo
Vittorio Maldina