31 marzo 2005
A.I.S.
ASSOCIAZIONE ITALIANA SEMENTI
Bologna
Assemblea
generale 31 marzo 2005
RELAZIONE DEL
PRESIDENTE
Signori Associati, Cari colleghi,
a tutti un cordiale benvenuto all’Assemblea generale AIS.
I lavori della nostra annuale assemblea sono, quest’anno,
fortemente condizionati dalla riforma della Politica Agricola
comunitaria entrata in vigore, in Italia, il primo gennaio 2005.
Dopo esserci interrogati sul come si sarebbe sviluppata, in che
modo il nostro paese l’avrebbe recepita e dopo averla fortemente
discussa ed anche contrastata, oggi cominciamo a vederne le prime,
preannunciate, conseguenze per il settore sementiero, ma anche
per tutto il comparto agricolo.
La riforma PAC e l’art. 69
Con decisione maturata nel luglio scorso, l’Italia ha stabilito:
l’applicazione della riforma dal 1° gennaio 2005, il
disaccoppiamento totale degli aiuti, una ritenuta dell’8%
da destinare alle produzioni di qualità, il mantenimento
accoppiato dell’aiuto alle sementi certificate di foraggere
e di riso.
La decisione a favore del disaccoppiamento dell’aiuto anche
per il frumento duro ha chiaramente preso in contropiede le aziende
sementiere del settore, che fidandosi degli impegni espressi dal
Ministro a favore della durogranicoltura ed in considerazione
della battaglia dallo stesso condotta in sede comunitaria, si
attendevano la conferma dell’accoppiamento del 40% del premio
supplementare sul frumento duro. Inoltre, fino a primavera inoltrata,
era data per certa l’applicazione a partire dal 2006 o,
forse, dal 2007. In funzione di ciò le aziende avevano
messo in moltiplicazione il consueto ettarato. Ad aggravare la
situazione è giunta una produzione da record, favorita
dall’andamento stagionale.
In base alle stime attuali, il frumento duro fa registrare una
perdita di quasi 700mila ettari, scesi da 1.970.000 (dato AGEA,
raccolto 2004), a 1.270.000 ettari stimati per il 2005 da Ismea/Unione
Seminativi.
E’ facile immaginare la situazione in cui si trovano le
aziende del settore che hanno ingenti scorte di sementi di grano
duro, parte già certificate, parte in natura. La fotografia
reale del mercato emerge chiaramente dalle prime anticipazioni
sulle richieste di controllo in campo per la prossima campagna:
meno 50% per il duro, senza che il frumento tenero accenni ad
un qualche recupero compensativo.
Un’analoga situazione la stanno ora vivendo le aziende sementiere
risicole. Anche qui entra in vigore il nuovo regime d’aiuto,
i prezzi di mercato del risone sono parecchio diminuiti e presto
caleranno di nuovo anche i dazi. Come prima reazione l’agricoltore
si rifugia nell’uso di seme aziendale, pensando di realizzare
un immediato risparmio senza minimamente pensare alle conseguenze
per il diffondersi dell’Aphelenchoides besseyi e della grana
rossa. Ma non è certo finita qui: altri settori della nostra
attività, quale ad esempio il mais, sono in sofferenza,
mentre quelli che, quest’anno, hanno riscosso interesse
da parte dei coltivatori, si sono trovati impreparati per una
domanda inaspettata; ma quel che è peggio è che
quest’ultime aziende sementiere potrebbero aver programmato
produzioni di seme per il prossimo anno ben superiori a quello
che potrà essere l’interesse per la coltura da parte
dell’agricoltore, il quale temiamo si troverà in
difficoltà nella commercializzazione delle produzioni che
otterrà (foraggi, favino, avena, orzo ecc..), in quanto
eccessive per le esigenze della trasformazione.
Forse consapevole della destabilizzazione che l’applicazione
del disaccoppiamento avrebbe portato, il nostro Ministero, in
extremis, ha deciso per l’applicazione di una misura nazionale
di pagamento supplementare, utilizzando l’8% trattenuto
in base all’art. 69 del regolamento CE 1782/2003, finalizzato
a migliorare la qualità e favorire la commercializzazione
delle produzioni ottenute.
Alla fine di una lunga disputa in sede di Conferenza Stato/Regioni
il nostro paese ha deliberato di legare questo aiuto supplementare
all’utilizzo di sementi certificate, non contaminate da
ogm. Vi risparmio tutti i patemi vissuti la scorsa estate, le
corse a Roma e gli interventi sulle Regioni quando sembrava che
l’aiuto venisse limitato ad alcune specie, oltre al frumento
duro, e che per ogni specie fossero fissate liste varietali restrittive
basate su dati inesistenti o in ogni caso contestabili. Alla fine
è rimasta solo la lista per il frumento duro assimilabile
a quella dei 40 € comunitari legati alla qualità.
Il solito modo arruffone della nostra Amministrazione di maturare
ed emanare le norme, ha fatto sorgere l’impressione di un
provvedimento voluto solo per favorire le aziende sementiere.
La realtà non è però così. L’entità
dell’aiuto, prevedibile fra i 30 ed i 60 Euro per ettaro,
non è allettante per l’agricoltore se si tiene conto
che le formalità per richiederlo (appena chiarite da AGEA
con una circolare dello scorso 21 marzo) sono tali che ci si può
aspettare che molti vi rinuncino, preferendo la liberà
anche di non coltivare e l’utilizzo di seme aziendale.
Peraltro, le misure applicative dell’art. 69 sono valide
solo per la campagna 2004/2005 e per il prossimo anno? Abbiamo
chiesto incontri alle Organizzazioni agricole, abbiamo sollecitato
la Segreteria tecnica del Ministro e siamo in attesa di essere
convocati per discuterne.
Ciò che ci sembra di percepire è che il semplice
riferimento all’uso di sementi certificate non possa essere
sufficiente, ma vada legato ad un processo di produzione della
qualità quali i disciplinari di coltivazione, i contratti
di moltiplicazione o gli accordi di filiera. Peraltro, il disegno
di legge per lo sviluppo varato di recente dal Governo prevede
che alle imprese che concludono contratti di coltivazione e vendita
conformi agli accordi interprofessionali sia riconosciuta priorità
nell’erogazione di aiuti supplementari previsti dalla riforma
PAC.
Stiamo indiscutibilmente vivendo un momento caotico, di profonda
trasformazione e d’incertezze, in cui il nostro lavoro,
basato sulla programmazione, entra per primo in crisi. Si afferma
che dobbiamo adattarci a superare qualche stagione d’assestamento,
ma forse potrebbe essere meglio pensare a come convivere con una
situazione in continua evoluzione, perché la nuova riforma
PAC non è ancora entrata pienamente in vigore che già
si annuncia che non reggerà fino al termine previsto del
2013, anzi che la verifica del 2007 porterà nuovi sostanziali
cambiamenti.
La rintracciabilità delle produzioni agroalimentari
Insieme alla nuova PAC, con il 2005 sono entrate ufficialmente
in vigore anche le disposizioni sulla rintracciabilità
delle produzioni agroalimentari. Tutte le figure coinvolte nel
ciclo produttivo debbono, a norma del regolamento comunitario
n. 178/2002, permettere la rintracciabilità dei diversi
ingredienti utilizzati, quindi debbono tracciarne il loro percorso
fin dall’origine.
La rintracciabilità è un’importante opportunità
che si presenta oggi all’industria sementiera per cercare
di difendere e valorizzare l’utilizzo del seme certificato.
Se l’agricoltore costituisce il primo anello della catena
della tracciabilità, il tipo di seme impiegato diviene
di fatto l’elemento principale di riferimento per l’intero
ciclo produttivo. A questo riguardo, la semente certificata appartenente
a specifiche e ben qualificate varietà e con requisiti
qualitativi controllati ufficialmente, diviene, in aggiunta, lo
strumento più semplice ed anche il più economico
per avviare un vero processo di tracciabilità.
Il regolamento 178 è entrato in vigore quasi alla chetichella,
senza particolari informazioni operative: è per questo
che abbiamo ritenuto opportuno dedicare a questo argomento uno
spazio d’approfondimento nell’ambito di questa Assemblea.
Peraltro, solo di recente, il Comitato permanente CE per la catena
alimentare e la salute degli animali ha rilasciato una linea guida
nella quale viene precisato che i mezzi tecnici, come le sementi,
non rientrano nelle disposizioni connesse alla rintracciabilità.
Le sementi sfuggirebbero quindi agli adempimenti legati alla loro
rintracciabilità, in quanto norme in tal senso sono lasciate
alla specifica normativa. Le sementi non entrano infatti in quanto
tali nella costituzione di un prodotto alimentare: ne sono tuttavia
alla base, perché dal seme originano i raccolti che costituiscono
gli ingredienti di alimenti e mangimi. Quindi le sementi sono
escluse dalla rintracciabilità, ma sono l’elemento
fondamentale da cui parte la tracciabilità delle produzioni.
E’ sulla base anche di tale presupposto che abbiamo immaginato
la dichiarazione di utilizzo di sementi certificate, non ogm,
adottata ai fini dell’aiuto supplementare PAC, ma che anche
le aziende risicole hanno ritenuto opportuno utilizzare. Dichiarazione
da un lato e cartellino ufficiale dall’altro, questi gli
elementi che senza alcun dubbio consentono oggi agli agricoltori
di assolvere con certezza agli adempimenti in materia di tracciabilità
delle loro produzioni.
Le questioni ogm
Nonostante le nostre speranze, anche il 2004 non ha purtroppo
visto definire la questione delle soglie ufficiali di tolleranza
per la presenza accidentale, che unisce trasversalmente tutte
le aziende sementiere. Si pensava che la Commissione uscente riuscisse
a concretizzare qualcuna delle tante iniziative intraprese, poi,
invece, ad inizio settembre ha deciso di rinviare a data da destinarsi
la proposta molto contrastata che si accingeva ad adottare, vale
a dire una soglia dello 0,3% sia per le sementi di mais che di
colza.
Stranamente ed in modo molto contraddittorio, nello stesso giorno,
la stessa Commissione europea decideva di dare il via libera all'iscrizione
nel Catalogo europeo delle specie agricole di 17 varieta' di mais
transgenico. Si trattava di varietà iscritte da tempo in
Francia e Spagna e coltivate liberamente in quest’ultimo
paese, su una superficie che ha superato i 30mila ettari nel 2004.
La nuova Commissione insediatasi con non poche difficoltà
a fine 2004, ancora non ha preso in mano la situazione e non si
hanno ragionevoli aspettative di una soluzione a breve termine,
anche se è di questi giorni la laconica notizia che le
soglie saranno stabilite .. presto!
A livello nazionale nulla di nuovo: anche per le nuove semine
sono continuati i controlli sulle sementi di mais e di soia, stabiliti
dal decreto del Mipaf del 27 novembre 2003 che prevede una piccolissima
soglia dello 0,05% a livello di espressione del risultato di analisi.
Come AIS avevamo sollecitato, offrendo tutta la nostra disponibilità,
un controllo preventivo di tutti i lotti distribuiti. Il controllo
è stato fatto invece a sondaggio, anche se su un numero
di lotti nettamente più elevato, dato che il campionamento
è partito già ad ottobre 2004. Il controllo a sondaggio
sta però lasciando spazio ad alcune Regioni di disporre
propri campionamenti supplementari.
Il 2004 ha visto anche la sentenza del 29 novembre del TAR del
Lazio di annullamento del cosiddetto Decreto Amato con cui venne
sospesa, in via cautelativa, la commercializzazione in Italia
di quattro eventi ogm su mais. Il ricorso era stato presentato
nel novembre 2000 da alcune aziende sementiere e da Assobiotec
e la sentenza è motivata sostanzialmente dalla constatazione
che "non risultano sussistere rischi per la salute umana
ed animale derivanti dal consumo di detti eventi ogm e loro derivati",
così come attestato dall'Istituto Superiore di Sanità
e da altre Istituzioni scientifiche. Peccato che ciò non
sia finora servito ad evitare, per i lotti trovati positivi al
controllo ogm e nonostante non fossero in distribuzione, il sequestro
con la denuncia penale a carico dell’azienda sementiera.
Un’apposita memoria in tal senso, presentata da AIS al Ministero
ed all’Ispettorato Centrale Repressione Frodi, non ha finora
prodotto alcuna conseguenza positiva.
Altro tema fortemente dibattuto nel corso del 2004 è stato
quello della coesistenza fra le colture transgeniche, convenzionali
e biologiche. A fine luglio la Commissione ha formulato una propria
raccomandazione secondo cui non è possibile definire aree
nazionali o regionali cosiddette ogm-free. Successivamente, in
novembre, il nostro Governo ha adottato in materia il decreto
legge n. 279/2004, poi convertito dal Parlamento con la legge
28 gennaio 2005, n. 5. E’ di fatto una legge cornice, che
poi ogni Regione dovrà attuare.
Senza entrare nel merito di quanto affermato circa la necessità
di evitare ogni forma di “commistione” fra le sementi
transgeniche e quelle convenzionali, oppure sulla responsabilità
dei fornitori di mezzi tecnici di produzione per eventuali inadempienze
alle regole di coesistenza cui incorresse inconsapevolmente il
produttore agricolo, la disciplina adottata costituisce di fatto
una moratoria per la coltivazione di varietà ogm fino a
quando tutte le Regioni non avranno adottato loro proprie norme
in materia. La scadenza del 31 dicembre 2005 per la definizione
dei piani regionali di coesistenza, prevista inizialmente dal
Governo, è stata infatti eliminata dal Parlamento. Il Ministro
delle politiche agricole si è successivamente accordato
con le Regioni, in sede di Conferenza Stato-Regioni, per convenire
un termine di 18 mesi dalla pubblicazione della legge per permettere
alle Regioni di varare i propri provvedimenti. Provvedimenti che
dovrebbero a loro volta basarsi su linee guida approvate, entro
120 giorni dall’adozione della legge, da un apposito comitato
consultivo che dovrà essere istituito presso il Ministero
delle politiche agricole.
L’EVOLUZIONE NORMATIVA
Prima di passare all’evoluzione normativa in atto, un breve
cenno al tema del piano sementiero ed a quello delle sementi biologiche.
Piano sementiero. Verrebbe davvero da chiedersi che fine abbia
fatto l’idea lanciata a fine 2002 dal Ministro Alemanno,
poi trasferita in ambito interregionale, e soprattutto dove sia
finita la disponibilità assicurata di 10 milioni di Euro,
suddivisa tra tutte le Regioni. Come AIS stiamo seguendo, in quanto
espressamente coinvolti, il piano della Regione Emilia-Romagna,
con la messa a punto di un progetto sulla gestione telematica
della mappatura delle colture portaseme di bietola e di ortive,
eventualmente estendibile ad altre specie, e la messa a bando,
proprio in questi giorni, di un nuovo progetto per l’assistenza
tecnica finalizzata alla tracciabilità delle sementi con
particolare riferimento alla presenza/assenza di ogm.
Siamo stati inoltre interessati al bando denominato “Azioni
di innovazione e ricerca a supporto del piano sementiero”,
lanciato nel luglio scorso dalla Regione Umbria, nella sua veste
di capofila in materia. Di durata triennale e con una dotazione
di 730mila Euro, il bando è stato aggiudicato ad un raggruppamento
di Istituti Universitari e di ricerca capeggiato dal Dipartimento
di biologia vegetale dell’Università di Perugia.
Nessuna notizia, invece, per quanto riguarda lo stato di avanzamento
in tutte le altre Regioni.
Sementi biologiche. Davvero molto limitato l’interesse che
oggi questo argomento suscita all’interno della nostra professione.
Il regolamento CE n. 1452/2003 che ha prorogato la possibilità
di ricorrere alla deroga, ne sta sancendo l’uscita dai programmi
produttivi e commerciali di un numero crescente di aziende sementiere
che avevano creduto ed anche investito in questo ambito.
E’ davvero singolare osservare che mentre tante Regioni
si affannano per proclamare i loro territori ogm-free, proprio
per preservare in pieno le prerogative delle produzioni biologiche,
poi non ci si curi, per nulla, delle possibilità di produzione
e delle condizioni di utilizzo del relativo seme. Vedo solo in
iniziative regionali o nazionali, che escludano dai loro ambiti
la possibilità di deroga, la maniera di recuperare queste
produzioni, ma francamente non sappiamo con chi confrontarci o
a chi proporre queste misure.
L’evoluzione normativa. Una decisione importante, da tempo
attesa da molte aziende per superare sperequazioni che di fatto
si erano create tra i diversi paesi membri CE, è stata
ufficialmente adottata dalla Commissione il 1° dicembre 2004.
Si tratta del provvedimento che reca le norme di applicazione
per la commercializzazione di sementi di varietà in corso
di iscrizione. Per la sua applicazione in Italia, come previsto
dal Dlgs 212/2001, è necessario un decreto del Ministero
delle politiche agricole che un Gruppo di lavoro istituito dal
Servizio Sementi dello stesso ha già messo a punto. Siamo
ora in attesa che il decreto venga emanato ed entri effettivamente
in vigore.
Un’altra importante decisione è quella contenuta
nella direttiva 2004/117/CE, del Consiglio del 22 dicembre scorso,
con cui è stato trasformato in norma definitiva l'esperimento
temporaneo (decisione 98/320/CE) in materia di campionamento e
controllo delle sementi sotto sorveglianza ufficiale, attraverso
l’accreditamento dei laboratori aziendali. La stessa direttiva
ha introdotto il principio dell’accreditamento anche nell’ambito
del regime delle equivalenze con le sementi di paesi terzi. Attendiamo
anche a questo riguardo l’attuazione della direttiva, per
superare il precedente decreto ministeriale n. 347/1999 che limitava
a frumento, orzo, mais e bietola la possibilità di partecipare
all’esperimento ed accreditarsi ai fini della certificazione
ufficiale delle sementi.
Riguardo le varietà da conservazione e le razze locali,
dopo anni di silenzio abbiamo notizia che nella prossima riunione,
a metà aprile, del Comitato permanente sementi, verrà
presentata e discussa una proposta di direttiva. E’ un argomento
molto delicato, che abbiamo l’impressione stia precipitando
verso conclusioni inaspettate, sfuggendo addirittura di mano alla
stessa Commissione. Leggiamo, ad esempio, nella proposta in discussione
che viene considerata da conservazione una varietà che
è stata cancellata da un Registro nazionale da oltre tre
anni, ovvero dopo tre anni che è stata rifiutata l’iscrizione
o la concessione di un titolo di protezione varietale. Per le
varietà cosiddette amatoriali, tale limite di tempo sale
a cinque anni! Se una tale proposta andrà in porto, occorrerà
guardarsi bene dal cancellare dal Registro una data varietà
per fare spazio ad un’analoga, migliorata!
Un commento per ora interlocutorio, infine, sull’iniziativa
intrapresa dal Servizio Sementi del Ministero nell’estate
2004, per la definizione di una nuova disciplina interna in materia
di campioni sperimentali che ovviasse alle lungaggini derivanti
dalle norme esistenti. Anche qui un apposito Gruppo di lavoro
ha redatto una proposta, di cui per mesi non si poi è saputo
più nulla allorchè è passata alla fase finale
di emanazione, fino all’altro giorno, quando abbiamo visto
il decreto già pubblicato sulla Gazzetta ufficiale e –
con quale sorpresa! – abbiamo notato che il testo del provvedimento
riguarda anche la sperimentazione con varietà ogm.
Purtroppo, nei nostri contatti quotidiani, abbiamo continue dimostrazioni
della inadeguatezza delle strutture amministrative del nostro
paese, talvolta della superficialità e scarsa professionalità
con cui vengono affrontati i problemi. E’ sempre più
evidente e grave la mancanza di interlocutori pubblici validi
e responsabili con cui confrontarsi, non solo al centro, ma anche
in periferia.
Un altro tema, ad esempio, che ci sta particolarmente a cuore
e sul quale attendiamo che l’ENSE, eventualmente d’intesa
con il Ministero, emani un chiaro provvedimento di indirizzo è
quello della lavorazione per conto terzi delle sementi, ammessa
dopo il recepimento della direttiva 98/95/CE. Sono oramai due
anni che abbiamo evidenziato questa esigenza della professione!
A proposito di ENSE, voglio ricordare che l’ottobre scorso
AIS è intervenuta al Convegno appositamente organizzato
per celebrare il 50° dalla sua costituzione. Rinnoviamo all’ENSE
l’augurio di buon lavoro, ne va anche del nostro! La certificazione
resta un punto centrale del lavoro delle aziende sementiere, nonostante
le recenti evoluzioni verso l’accreditamento, ma anche pensando
a quelle ulteriori che ci aspettano.
LA CONSISTENZA ATTUALE DELL’INDUSTRIA SEMENTIERA
Ho avuto modo di confrontarmi recentemente con ENSE ed aggiornare
una precedente indagine svolta nel 1999 sulla consistenza dell’industria
sementiera italiana, presentata in occasione del Congresso FIS
di Roma.
Nell’arco di cinque anni, per quanto concerne le strutture
che certificano sementi, il numero di aziende è sceso da
poco più di 360 a circa 310.
Come distribuzione regionale, è la Puglia a vantare oggi
il maggiore numero di licenze sementiere in attività, 55,
rispetto alle 48 del 1999. L’Emilia-Romagna, allora in testa
con 65 licenze, nel frattempo è scesa a 48 (-26%), ma ancora
più drastico è il calo registrato in Lombardia,
dove le licenze di produzione sementiera sono passate da 35 a
23 (-34%). Più o meno stabili le altre Regioni, con un
piccolo aumento in Sicilia, mentre flessioni in tutte le altre,
con in evidenza i casi della Basilicata (da 8 a 3 licenze attive)
e del Molise (da 7 a 2).
Guardando invece ai settori di attività (certificazione
ufficiale), l’unico che ha registrato un incremento è
quello della veccia, che ha visto salire da 19 a 28 il numero
di aziende. Per il frumento tenero le aziende attive sono scese
da 84 a 57 (-32%), per il duro da 188 a 173, per l’erba
medica da 66 a 57, per la bietola da zucchero da 9 a 6, per il
trifoglio alessandrino da 31 a 25.
Un altro dato molto significativo è quello relativo al
quantitativo selezionato. Nel 1999 solo 8 aziende certificavano
più di 10.000 t di prodotto, per una quota complessiva
del 20% circa. Oggi queste aziende solo salite a 13, ma con una
quota di prodotto lavorato del 28% sul complessivo.
Nella fascia tra 5.000 e 10.000 t, nel 1999 si trovavano 27 aziende,
con il 29% circa del prodotto. Oggi esse sono salite a 37, con
il 36% del certificato. Nella fascia più bassa, con un
quantitativo lavorato e certificato inferiore a 2.000 t, si collocavano
nel 1999 ben 262 aziende, scese nel 2004 a 226, comunque il 70%
del numero totale! Queste aziende, che nel 1999 lavoravano circa
il 20% del quantitativo certificato, oggi sono scese al 17%.
Sono dati che devono far riflettere. L’analisi riguarda
i grandi seminativi, rimanendo ovviamente escluso il settore orticolo.
Circa 50 aziende gestiscono il 65-70% del mercato. Nel 1999 lo
stesso numero di aziende deteneva all’incirca il 49% del
mercato. La tendenza a concentrare, razionalizzare ed aumentare
le dimensioni aziendali è cresciuta in questi anni, molto
più accentuata per le specie cosiddette industriali (mais,
bietola..) e nelle Regioni del Centro-Nord. Ma alla luce dell’impatto
dirompente già manifestato dalla nuova PAC, al suo primo
anno di applicazione, in particolare sul grano duro, viene ovvio
chiedersi come possano avere speranze di sviluppo, o di potersi
accostare alle procedure di accreditamento, tutte quelle aziende
che non riescono a lavorare con le loro strutture più di
2.000 t di sementi, se non ipotizzando ulteriori fusioni e concentrazioni.
Vedo quindi di fronte a noi una fase di ulteriore ed incisiva
ristrutturazione dell’industria sementiera italiana. Ci
auguriamo che le Amministrazioni, alle quali abbiamo già
prospettato questa situazione, sappiano mettere a disposizione
anche del nostro settore strumenti idonei (penso al provvedimento
in fase di discussione sulla competitività e per la ricerca)
per agevolarne ed assecondarne l’evoluzione.
LA VITA INTERNA DELL’ASSOCIAZIONE
[omissis]
° ° °
Auguri di buon lavoro a tutti ed arrivederci alla prossima Assemblea.