31 marzo 2005
A.I.S.
ASSOCIAZIONE ITALIANA SEMENTI
Bologna
Gruppo
sementi di mais
e sorghi ibridi
Rapporto di attività
2004
Superfici, produzioni e mercato
Esaminando i dati ISTAT, AGEA e soprattutto le valutazioni di
vendita del seme del nostro Gruppo, si può stimare che
nel 2003 gli investimenti a mais si siano portati ad una superficie
prossima a 1,4 milioni di ettari, tra granella ed insilato. L’aumento
è del 3-4% circa rispetto alla campagna scorsa e come nel
2002 la superficie di base, nelle zone ove tuttora sussistono,
è stata di nuovo superata. Secondo il comunicato del Ministero
delle politiche agricole del 17 febbraio 2004, lo splafonamento
è stato del 18,5%, con conseguente riduzione degli aiuti.
Per le nuove semine per il raccolto 2004 le previsioni lasciano
intravvedere una tenuta complessiva della coltura del mais: le
semine autunnali di frumento hanno visto un recupero nelle regioni
settentrionali, tuttavia per quelle primaverili si trova in difficoltà
la bietola da zucchero, causa le avverse condizioni atmosferiche
di inizio marzo, mentre per la soia è prevedibile una certa
carenza di seme sul mercato.
Evoluzione superficie mais
in Italia (in ettari, fonte ISTAT)
| Anno |
2004 |
2003 |
2002 |
| Mais da granella |
1.198.000 |
1.163.000 |
1.111.000 |
| Mais da insilato |
277.000 |
281.000 |
273.000 |
| Totale |
1.476.000 |
1.444.000 |
1.384.000 |
|
Per quanto concerne il mercato nazionale ed il suo
fabbisogno di semente, la moltiplicazione in Italia di mais da
seme ha visto nel 2004 un leggero calo della superficie interessata,
scesa a 4.900 ettari circa rispetto ai 5.200 del 2003.
La stima elaborata dal Gruppo sul mercato interno ha dimensionato
le vendite 2004 pari a circa 3.850.000 dosi da 25mila semi, corrispondenti
pressappoco a 27.000 t. Nel periodo luglio 2003/giugno 2004 le
importazioni hanno toccato le 25.000 t, mentre le esportazioni
hanno superato le 3.500 t.
La situazione di mercato e la riforma PAC
Se le scarse produzioni del 2003 fecero impennare le quotazioni
di mercato della granella, trainando gli investimenti nella primavera
2004, la situazione attuale è alquanto diversa, con le
quotazioni posizionate sui valori minimi degli ultimi anni. Non
lascia peraltro intravvedere possibilità di recupero a
breve un cambio fra dollaro Usa ed euro molto basso, nonché
l’esistenza di scorte di mais non indifferenti in paesi
ad esempio come l’Ungheria, di recente entrata nell’UE.
Con le semine 2005 entra in vigore la nuova riforma PAC, con il
disaccoppiamento degli aiuti. E’ vero che già da
alcuni anni solo una parte della superficie maidicola aveva mantenuto
il premio legato alla resa differenziata, tuttavia le previsioni
danno – per la prima volta, dopo un trend in costante ascesa
in atto da anni una contrazione stimabile nell’ordine del
7-10% della superficie.
Si sconterà l’effetto delle basse quotazioni e forse
l’interesse di diversi agricoltori di provare nuove colture,
ma comunque è un segnale di prevedibili difficoltà
per il settore che non deve essere trascurato. Peraltro, sempre
legate alla riforma PAC, non vanno minimizzate le disposizioni
sulla cosidetta ecocondizionalità, cioè i vincoli
ambientali che gli agricoltori sono tenuti a rispettare. Per ora
le buone pratiche agricole da applicare riguardano in particolare
la protezione del suolo, la regimazione delle acque e la conservazione
della sostanza organica. Tuttavia, è oggetto di dibattito
tra le Regioni e le Organizzazioni agricole la questione della
rotazione colturale obbligatoria, oggi non prevista; va infatti
osservato che circa metà della superficie coltivata a mais
è in monosuccessione e dalla coltura del mais dipendono
in larga parte gli allevamenti zootecnici e le produzioni di qualità
di molte aree.
Il problema delle Aflatossine
Il 2004, dopo la negativa ma eccezionale esperienza del 2003,
ha visto ritornare nei ranghi la questione della presenza di aflatossine
nel mais. Nessun caso di sforamento dei limiti in vigore viene
infatti segnalato con l’ultimo raccolto, grazie certamente
al favorevole andamento atmosferico, ma anche per i consigli sulla
prevenzione (minimizzare i danni da insetti e gli attacchi fungini)
e le migliori condizioni da rispettare all’atto della raccolta
(non fare essiccare troppo la pianta, sotto il 20%!) e nelle prime
fasi di conservazione della granella, diramati da alcune amministrazioni
regionali talvolta non proprio tempestivamente.
E’ intanto opportuno ricordare che nuovi limiti di tolleranza
nei riguardi delle fusariotossine, in discussione a Bruxelles,
potrebbero rendere non commercializzabile buona parte dell’attuale
produzione italiana di granella di mais. Saranno necessari importanti
sforzi per organizzare meglio e migliorare le condizioni produttive
della nostra maiscoltura. La ricerca genetica, per quanto possa
essere importante ed efficace, ha purtroppo tempi lunghi e non
lascia intravvedere al momento risposte efficaci.
Riguardo l’argomento delle aflatossine è doveroso
ricordare il ruolo di coordinamento e di forte promozione delle
diverse iniziative assicurato da AIRES (Associazione italiana
raccoglitori, essiccatori e stoccatori di cereali e semi oleosi),
nonché da diverse Amministrazioni regionali.
La diabrotica
La diffusione della diabrotica, comunque inarrestabile, ha evidenziato
un qualche rallentamento nel corso del 2004, probabilmente grazie
agli interventi imposti da alcune Regioni e Provincie autonome,
come quella di Trento. Le misure di contenimento, nelle zone focolaio
o di insediamento di questo coleottero, si basano sul divieto
della monosuccessione e su interventi insetticidi contro gli esemplari
adulti.
La questione degli OGM
Anche la cronaca del 2004 è stata ricca di avvenimenti,
ma tuttavia senza portare l’auspicata decisione sulle soglie
di tolleranza in materia di presenza accidentale nelle sementi,
che tuttora reclamiamo ed aspettiamo per evidenti ragioni di razionalità,
equità e giustizia tra tutti gli operatori.
I controlli, prima della distribuzione del seme, avviati dal Mipaf
in vista delle semine 2004, sono ripresi anche per le nuove semine
primaverili 2005. Se nella primavera 2003 i controlli riguardarono
circa 330 campioni di mais, con una incidenza di lotti riscontrati
positivi (non era comunque ancora in vigore il decreto Mipaf 27
novembre 2003) dell’8,5% circa, nella primavera 2004 sono
stati controllati circa 800 lotti di mais, con un’incidenza
di positività scesa al 3,4%. Per le semine 2005 SRF ed
ENSE hanno previsto di aumentare a circa 1.400 i lotti di mais
campionati.
La conseguenza più grave dei controlli non è tanto
quella dei lotti riscontrati positivi che non si possono distribuire
in Italia, bensì il sequestro e la denuncia penale a carico
dell’azienda sementiera titolare, nonché le lungaggini
burocratiche per dissequestrare il prodotto dopo che un giudice
ha disposto l’archiviazione dato che la notizia di reato
appare infondata. Lo sforzo compiuto da AIS e dal Gruppo per superare
questa situazione davvero vessatoria nei confronti delle aziende
sementiere non ha sortito per ora alcun risultato positivo.
L’attività interna di Gruppo
Accanto all’importante lavoro sviluppato riguardo le problematiche
ogm e per le aflatossine, desidero richiamare la questione dell’iscrizione
delle nuove varietà nei registri nazionali. ESA, European
seed association, ha promosso innanzitutto nel corso del 2004
una indagine, tra tutte le figure associate, su come ritengono
dovrebbero svilupparsi le prove di iscrizione, con particolare
attenzione riguardo la valutazione agronomica delle varietà.
Ne è ovviamente emerso un quadro molto differenziato, comunque
con una prevalenza di indicazioni a favore di una maggiore armonizzazione
delle prove, nonché di una centralizzazione della procedura
di validazione delle denominazioni varietali.
La Sezione mais di ESA, comunque, nell’ambito del gruppo
di lavoro da tempo istituito in materia, anche in relazione all’allargamento
ad Est dell’Unione Europea, ha approfondito l’argomento
ed elaborato un documento in cui suggerisce, dopo l’iscrizione
ufficiale, un terzo anno di prove sperimentali di raccomandazione.
Un altro tema seguito dalla Sezione mais di ESA, sulla base di
una esperienza maturata in Germania, è quello dell’applicazione
di una procedura basata sull’apposizione di un codice a
barre sui cartellini per individuare le confezioni di sementi
distribuite, nell’intento di migliorare la gestione in magazzino,
ma soprattutto in funzione della rintracciabilità.