29 marzo 2007
A.I.S.
ASSOCIAZIONE ITALIANA SEMENTI
Bologna
Assemblea
generale 29 marzo 2007
RELAZIONE
DEL PRESIDENTE
Signori Associati, Cari Colleghi,
a tutti un cordiale benvenuto a questa Assemblea generale che
per la prima volta, nella recente vita dell’Associazione,
ha visto una prima parte pubblica di dibattito sul tema: “Quali
sementi per il futuro dell’agricoltura italiana?”,
con la quale ci siamo proposti di rilanciare il ruolo della semente
certificata e controllata quale portatrice di qualità,
di sicurezza e soprattutto di innovazione. Infatti dobbiamo cercare
di meglio condividere con i componenti delle filiere produttive
le nostre preoccupazioni, ma anche le nostre proposte, sul futuro
del settore sementiero e sulle iniziative necessarie affinché
il seme divenga il primo ed indispensabile mezzo tecnico a garanzia
di una produzione agricola sana e qualitativamente tracciata.
Per quanto attiene alla nostra attività nell’anno
2006 affrontiamo, con ordine, alcuni punti importanti.
La politica agricola comune
Proprio in questi giorni si stanno celebrando i cinquant’anni
dalla firma dei Trattati di Roma, che diedero vita a quella che
oggi è l’Unione Europea e che nel 1958, con la Conferenza
di Stresa, portarono all’avvio della PAC, la politica agricola
comune.
La PAC è oramai da tempo un punto costante nelle relazioni
AIS, per la forte influenza che le decisioni di politica agricola
esercitano sul nostro lavoro.
L’annata 2006, a parte il previsto tracollo per il settore
bieticolo e la continua erosione di superfici a danno del mais,
ha visto un ulteriore assestamento e recupero, in particolare
con le ultime semine autunnali, delle colture cerealicole, dopo
il brusco impatto iniziale della riforma. Tuttavia, la riforma
del 2003 non è stata ancora integralmente applicata che
già si delineano, nuove modifiche.
Infatti:
- nel corso del 2008 dovrebbe esserci la cosiddetta verifica di
medio percorso (health check), che potrebbe comportare delle novità.
Ricordiamoci che la riforma del 2003 nacque dalla verifica di
medio termine della precedente riforma, Agenda 2000;
- la Commissione CE sta portando avanti un progetto di armonizzazione
dei quadri normativi dei diversi settori. E’attualmente
in discussione un progetto di unificazione di ben 21 diverse OCM
– fra cui anche quella relativa alle sementi, il regolamento
n. 1947/2005 – che comporterà una ulteriore semplificazione
ed una perdita di specificità nei riguardi di situazioni
o produzioni radicate localmente;
- le risorse destinate all’agricoltura sono sempre meno.
Gli aiuti per gli ultimi due paesi entrati nell’UE, Romania
e Bulgaria, saranno ricavati diminuendo quelli destinati agli
altri paesi. Eppoi il finanziamento della PAC è al momento
garantito secondo l’accordo di bilancio concordato tra gli
Stati membri nel 2005 solo fino al 2013. Cosa potrà succedere
dopo, è tutto da costruire. Il confronto tra Consiglio,
Parlamento e Stati membri è previsto parta nel 2009, però
intanto la Commissaria all’agricoltura, Fischer Boel, ha
già manifestato il proprio pensiero, che va a favore di
un “pagamento unico forfetizzato uniforme in tutta la UE”,
chiaramente di importo limitato. Aggiungendo poi, in altra occasione,
che è bene che gli agricoltori si “cerchino”
un secondo lavoro, nel senso che il reddito agricolo tradizionale
dovrà integrarsi con altre entrate, eventualmente derivanti
da attività insite o collegate allo stesso ambiente rurale;
- si parla sempre di più di “rilegittimare la spesa
per la politica agricola”, cioè di ridargli un ruolo
agli occhi dei consumatori, anche perché a livello europeo
il settore agricolo rappresenta oramai solo il 2,5% del prodotto
interno lordo (contro il 10% e oltre di quando è nata
la PAC).
In considerazione di tutto ciò dobbiamo riflettere seriamente
e prepararci, oltre che ad aiuti alla produzione agricola sempre
minori, anche a fare a meno di alcuni degli strumenti che in questi
ultimi anni hanno, in qualche modo, sostenuto l’attività
di alcuni comparti sementieri, come ad esempio il pagamento supplementare
ex art. 69 (che peraltro raccoglie già oggi un giudizio
negativo da parte di un fronte ampiamente maggioritario tra Regioni
ed Organizzazioni agricole), il premio specifico alla qualità
per il frumento duro e l’aiuto alla produzione di sementi
certificate di foraggere e di riso.
E’ compito dell’Associazione informare per tempo gli
associati ed adoprarsi affinché l’impatto delle
nuove decisioni non sia così traumatico come in passato,
ma è altresì doveroso, da parte delle aziende sementiere,
prendere coscienza degli inevitabili mutamenti in atto preparandosi
per tempo ad affrontarli.
La “Better Seed Regulation”
E’ cambiata e cambierà ancora la politica agricola
e quindi non si poteva pensare che la disciplina del settore sementiero
– che ha costituto uno degli elementi di fondo dell’avvio
oltre quarant’anni fa della prima politica agricola comunitaria
– non ne fosse anch’essa interessata.
E' in corso, a livello comunitario, un processo di riflessione,
che ha preso avvio sotto la presidenza inglese e che coinvolge
tutti i settori, mosso dal presupposto che una semplificazione
della disciplina esistente o in via di adozione e dei conseguenti
costi amministrativi e burocratici potrebbe favorire la crescita
delle attività produttive e la competizione delle aziende.
Per il settore sementiero si parla di "Better Seed Regulation"
e diverse figure istituzionali – Consiglio UE, Comitato
Permanente Sementi e CPVO – sono impegnate in consultazioni
e valutazioni a livello strategico o propositivo su come migliorare
il quadro normativo.
Un esempio sulla strada della semplificazione è la proposta
tedesca, formalizzata nelle scorse settimane, che propone di
avviare un esperimento con le sementi di cereali consentendone
la commercializzazione previo il solo autocontrollo da parte
dell'azienda sementiera. Pur restando nell’ambito di una
certificazione ufficiale, questa proposta ha preso ad esempio
la categoria “standard” delle sementi orticole.
Un dibattito particolarmente vivo si sta sviluppando in seno ad
ESA, ma anche ad AIS, registrando posizioni e visioni diverse,
fra chi vede nella certificazione obbligatoria un vincolo che
garantisce, soprattutto per le specie non ibride, la propria
attività e chi, invece, la vede come uno strumento che
assicura si un valore aggiunto, ma che non è determinante.
Penso che la posizione che l’Associazione potrà esprimere
allorquando sarà chiamata dal Ministero per le politiche
agricole per contribuire a definire il parere che anche il nostro
paese dovrà esprimere a livello comunitario, sia quella
di difendere il quadro formale della certificazione ufficiale,
ma comunque di tendere ad acquisire, in tale ambito, il massimo
grado di accreditamento e di semplificazione possibili.
Certificazione e accreditamento
In materia di semplificazione siamo ancora in attesa che il nostro
paese provveda ad adottare formalmente la direttiva 2004/117/CE
che consente per la certificazione ufficiale di tutte le specie,
ad eccezione dei tuberi seme di patata, l’accreditamento
dei tecnici campionatori e dei laboratori aziendali privati.
Il recepimento doveva avvenire entro il 1° ottobre 2005! Ricordo
che per la fase di esperimento temporaneo il nostro paese (decreto
Mipaf 24 agosto 1999, n. 347) aveva limitato l’operatività
alle sole sementi di bietola da zucchero, mais, frumento ed orzo.
Il Consiglio dei ministri ha esaminato a gennaio il testo del
decreto legislativo di adozione della direttiva; da allora attende
di passare l’esame da parte della Conferenza Stato-Regioni.
Su circa 300 aziende sementiere che nelle recenti campagne si
sono assoggettate alla certificazione ufficiale ENSE, oggi non
sono più di 15 i laboratori privati che hanno ottenuto
l’accreditamento durante la fase sperimentale, mentre sono
circa 80 i tecnici abilitati per il campionamento, alle dipendenze
di circa 40 aziende sementiere.
Sono numeri francamente non esaltanti, che debbono nettamente
migliorare se pensiamo a quella che potrà essere l’evoluzione
per il nostro settore; è di conforto sapere che ai recenti
corsi di formazione organizzati dall’ENSE la partecipazione
è stata numerosa.
E’ peraltro necessario segnalare che l’ENSE - oggi
retta da un Commissario, nella figura del Presidente precedentemente
in carica, decaduto insieme al Consiglio per fine mandato lo
scorso mese di novembre - ha allo studio un aggiornamento delle
tariffe di certificazione, con ipotesi di aumento che per alcune
specie e per determinate operazioni vanno ben aldilà del
semplice recupero del tasso di inflazione rispetto all’ultimo
aggiornamento del 2003.
Abbiamo avuto un incontro con la Direzione ENSE su questo argomento
ed abbiamo, fra l’altro, invocato un più deciso aumento
dello sconto riservato alle operazioni fatte dalle aziende sementiere
in autocontrollo, oggi pari al 40%. Altre richieste hanno riguardato
la definizione di una tariffa specifica per il solo campionamento,
per cercare di incentivare l’adesione da parte delle aziende
piccolo-medie che non pensano certamente di dotarsi di un laboratorio
ma che sicuramente possono effettuare il campionamento; l’applicazione
dei compensi minimi per visita e non più per singolo verbale;
il contenimento delle ipotesi di aumento dei controlli su certe
specie, come ad esempio le ortive standard. Un documento-memoria
riassuntivo delle nostre osservazioni è stato inviato all’Ense
dopo l’incontro.
Per quanto concerne l’attività di controllo e certificazione
delle sementi, tuttavia, è infine doveroso segnalare la
situazione davvero paradossale creata dalla legge finanziaria
2006, che ha imposto all’ENSE – ai fini del contenimento
della spesa pubblica! – di limitare al 60% della spesa sostenuta
nel 2003 gli oneri corrispondenti al personale avventizio ed alle
collaborazioni di cui si avvale e che è funzionale alla
stagionalità di molte operazioni della certificazione.
La limitazione nel 2007 dovrebbe salire, passando al 40% dell’analogo
corrispettivo del 2003.
E’ un vincolo a dir poco irragionevole, dato che il costo
per le operazioni di certificazione è rimborsato dalle
aziende sementiere che ne beneficiano. Il rischio è quello
di pagare un servizio, senza poterlo ricevere in tempi e modi
opportuni, arrivando così a bloccare di fatto la certificazione
delle sementi. Ma è ancora più assurdo che si possa
pensare di aumentare le tariffe per fare fronte con il personale
interno ai limiti esistenti sul personale esterno stagionale.
L’AIS è già intervenuta sul Ministero perché
questa situazione venga superata ed è pronta a farlo di
nuovo fino a che non ci saranno risposte adeguate.
L’iscrizione delle nuove varietà
La procedura di iscrizione nel Registro nazionale di nuove varietà
deve ora fare forzatamente ricorso ai protocolli tecnici stabiliti
dal CPVO, l’Ufficio comunitario delle varietà vegetali,
o in subordine dall’UPOV. Ciò comporta oneri ovviamente
maggiori, ma una migliore armonizzazione a livello comunitario
dei comportamenti tra i diversi paesi apre anche la prospettiva,
da qui a qualche anno, alla possibilità che le prove di
iscrizione al Registro fatte in Italia possano essere valide,
senza limitazione, anche ai fini della tutela comunitaria delle
nuove varietà. Al momento le prove del Registro italiano
sono accettate dal CPVO solo per il riso e la veccia vellutata.
L’esigenza di migliorare il sistema ed i maggiori oneri
per le prove stanno intanto spingendo il Ministero e l’ENSE
a rivedere i criteri ed i costi per l’iscrizione. Dopo quelli
per i cereali a paglia ed il riso, aggiornati rispettivamente
negli anni 2001 e 2002, è stata elaborata una proposta
per le specie foraggere, esaminata una prima volta ad inizio 2005
e poi momentaneamente accantonata per l’aumento dei costi
giudicato eccessivo, ma che comunque dovrà essere ripresa
a breve. In questo momento è in corso di esame da parte
del rispettivo Gruppo AIS una proposta sul mais.
A proposito del Registro nazionale va anche segnalata l’incongruente
situazione del pagamento delle prove alle istituzioni che le effettuano.
Quando nel 1993 venne trasferita alle Regioni la competenza di
spesa per le prove del Registro, il capitolo di entrata su cui
i costitutori continuano a versare i prescritti compensi è
rimasto nel bilancio dello Stato. E’ il Ministero stesso
che dovrebbe pertanto provvedere a girare alle Regioni le risorse
necessarie, ricavandole nelle pieghe del proprio bilancio, ma
le figure che fanno le prove lamentano ritardi nei pagamenti dal
2003!
Restando in materia di Registro nazionale, un cenno sulla questione
delle denominazioni geografiche che da mesi attende sviluppi.
Un incontro convocato dal Ministero nel dicembre scorso è
stato annullato alla vigilia ed il dossier sembra sia ora all’esame
del Gabinetto del Ministro. Stimiamo siano circa una trentina
le varietà agrarie e prossime al centinaio le varietà
ortive che per la presenza nella denominazione di un nome geografico
si trovano o rischiano di trovarsi nel limbo. Su questa situazione
paradossale, che purtroppo rischia di trascinarsi, basta soltanto
guardare alla cronaca attuale per il caso Tocai-Friulano nel vino;
aggiungo che nei giorni scorsi è stato pubblicato sulla
Gazzetta un decreto di iscrizione di una nuova varietà
di loietto, con cambio della denominazione geografica precedentemente
proposta, che aveva terminato le prove nell’anno 2002!
Ogm e coesistenza
C’è purtroppo ben poco di concreto da riportare a
questo riguardo.
Il problema delle soglie di tolleranza per la presenza accidentale
di ogm nelle sementi tradizionali a livello UE è in una
situazione di stallo che si trascina dal 2004. La Commissione
ambiente non prende nessuna iniziativa, mentre quella per la tutela
del consumatore è impegnata in una vacua raccolta di dati
ed informazioni. L’evoluzione del dossier sementi è
poi ostacolato dalla battaglia che si è scatenata a livello
comunitario sulla questione della soglia di tolleranza per i
prodotti biologici, con la proposta della Commissione –
che è fortemente osteggiata, ma che ha già visto
un voto favorevole da parte del Parlamento - di fissarla nella
stessa misura (0,9%) degli altri prodotti.
Purtroppo i tempi per una soluzione normativa appaiono lunghi,
semprechè non intervengano fatti inaspettati, come ad esempio
la recente decisione unilaterale da parte della Romania, di fissare
una soglia di tolleranza per le sementi analoga a quella dei prodotti
per l’alimentazione.
Va segnalato che le colture ogm nel mondo lo scorso anno hanno
superato la superficie di 100 milioni di ettari e che in Europa,
accanto alla Spagna, è previsto che in Francia con le
nuove semine qualche decina di migliaia di ettari di mais sia
destinato a varietà ogm.
Anche il problema delle misure per la coesistenza non ha visto
alcun progresso. Dopo la sentenza della Corte costituzionale del
marzo scorso che ha cassato larga parte della legge n. 5/2005,
diverse Regioni si sono affrettate a varare leggi in materia di
(una presunta) coesistenza, di fatto per vietare la coltivazione
di varietà ogm, in attesa che a livello nazionale vengano
stabilite le linee guida per i piani regionali di coesistenza.
Linee guida che vengono annunciate in arrivo per il prossimo
mese di giugno!
Le agroenergie
L’interesse crescente verso questo argomento impone qualche
riflessione.
Il Consiglio europeo nei giorni scorsi ha rilanciato l’obiettivo
di ricorso alle energie da fonti rinnovabili, portandolo alla
quota complessiva del 20% entro il 2020, con almeno il 10% in
ogni paese di biocarburanti miscelati con benzina e gasolio per
i trasporti.
A livello nazionale, la legge Finanziaria 2007 – dopo gli
insuccessi degli ultimi anni – ha fissato nuovi obiettivi
nazionali per il consumo di biocarburanti, stabilendo la quota
dell’1% entro il 2007, del 2,5% per il 2008 e del 5,75%
per il 2010. Il Governo ha poi varato una serie di incentivi,
dalla defiscalizzazione alla riduzione delle accise, e posto
dei limiti all’utilizzo di materie prime importate, a prezzi
ovviamente più competitivi, per favorire le produzioni
nazionali. Nel dicembre scorso, poi, è stato sottoscritto
un contratto quadro nazionale tra mondo agricolo ed industria
per il biodiesel.
Lo scenario sembrerebbe favorevole al decollo di questa filiera,
eppure nei giorni scorsi l’industria ha denunciato che l’obbligo
di miscelazione, al momento, non ha avuto alcuna applicazione,
causa la mancata emanazione dei decreti attuativi e la farraginosità
delle procedure. L’industria ha inoltre segnalato che esiste
già in Italia una capacità di trasformazione in
biodiesel per oltre un milione di tonnellate, largamente inutilizzata
per i ritardi amministrativi, ovvero la mancanza di materie prime.
E’ poi sempre di questi giorni un’altra denuncia,
quella del rischio di possibili distorsioni a livello internazionale
dato che paesi che godono di forti sostegni, poi preferiscano
esportare i prodotti miscelati verso i mercati europei che hanno
quotazioni molto più elevate.
Dal nostro osservatorio di sementieri, visto come sono andate
le semine autunnali e come stanno andando le semine primaverili,
sarà intanto molto, ma molto difficile che, quest’anno,
ci si possa avvicinare alla prevista quota di 70.000 ettari investiti
a colture per il biodiesel.
L’aumento dei prezzi delle granaglie su tutti i mercati,
anche in virtù della richiesta in espansione per le agroenergie,
ha provocato un sensibile aumento delle semine di cereali autunno
vernini, lasciando poco spazio per incrementi in quelle primaverili.
Un dato di fatto non dobbiamo poi dimenticare: nel nostro paese
la superficie disponibile per produzioni di massa è scarsa,
sono davvero poche le produzioni vegetali in cui siamo autosufficienti
e le nostre coltivazioni potrebbero trarre quindi beneficio economico
dalla destinazione, in altri paesi, di grandi superfici ad energia.
Penso, quindi, che per la nostra agricoltura sia obiettivamente
meglio continuare a concentrarsi sulle produzioni alimentari,
incrementando gli sforzi per migliorarne la qualità.
L’ipotesi di un accordo quadro nazionale sulle
sementi
Nell’ambito dei rapporti con il Ministero, ritengo opportuno
segnalare che in occasione di un incontro svoltosi nel febbraio
scorso è stata discussa l’ipotesi di definire un
quadro interprofessionale per il settore sementiero da cui fare
poi discendere accordi di filiera e contratti di coltivazione,
secondo lo spirito del Dlgs 102/2005 recante la regolazione dei
mercati agroalimentari ed in particolare le intese per l'integrazione
di filiera. Solo la presenza di una interprofessione e di accordi
inteprofessionali sembra possa infatti consentire o agevolare
determinati interventi economici per il settore sementiero.
L’ipotesi attende di essere sviluppata, alla luce della
volontà del Governo attuale di rilanciare in maniera decisa
gli accordi di filiera. Per le sementi, tuttavia, sarà
preliminare dibattere e chiarire al nostro interno se sia opportuno
un solo accordo interprofessionale, per tutte le sementi (accordo
orizzontale), oppure se non sia meglio che i diversi settori
sementieri entrino nei rispettivi accordi di filiera (accordi
verticali, quali cereali, oleaginose..).
In occasione di questo incontro è stata inoltre prospettata
da parte del responsabile della Segreteria del Sottosegretario
di Stato con la delega per gli accordi di filiera,l’ipotesi
di preparare un nuovo piano sementiero, da indirizzare comunque
solo verso due-tre problematiche importanti.
LA VITA INTERNA
DELL’ASSOCIAZIONE
[omissis]
° ° °
Noi operatori sementieri abbiamo la convinzione
che il nostro lavoro sia quanto mai importante per la produzione
agricola, per l’economia del paese, per il progresso in
generale. Non dico che dovremo ricrederci, ma mi rendo sempre
più conto che così non è per i nostri interlocutori
pubblici, per gli altri componenti le varie filiere, per l’opinione
pubblica in generale. Dobbiamo quindi impegnarci in maniera più
incisiva per far si che questo ruolo venga riconosciuto, condiviso,
apprezzato e rispettato.
Riferisco solo ad esempio alcune recenti affermazioni riportate
dalla stampa. "Sono due i pilastri fondamentali che reggono
questo sistema agricolo: gli ogm e il controllo delle sementi.
Poche multinazionali infatti, hanno il 'potere delle sementi'
ed è necessario scardinare questo potere” (parole
pronunciate da Carlo Petrini, patron di Slow Food, durante il
discorso di apertura della recente Biofach a Berlino, estratto
dal Bollettino Bio n. 285/marzo 2007).
”Un importante passo avanti per la salvaguardia della biodiversità:
così la Cia-Confederazione italiana agricoltori, ha commentato
l'approvazione odierna da parte del Senato dell'emendamento che
istituisce il registro nazionale delle varietà da conservare
e consente agli agricoltori il libero scambio delle sementi su
base locale” (Ansa, 14 marzo). "Un'iniziativa di straordinaria
importanza per salvare dall'estinzione il patrimonio di sementi
made in Italy e a garanzia della biodiversità. La Coldiretti
commenta positivamente l'approvazione al Senato dell'emendamento,
a prima firma Loredana De Petris (Verdi), che istituisce il registro
nazionale delle 'varieta' da conservazione e consente agli agricoltori
il libero scambio delle sementi su base locale” (sempre
Ansa, 14 marzo). Su quest’ultimo argomento ed alle relative
affermazioni abbiamo reagito attraverso un comunicato stampa
che precisava i giusti termini della questione e condannava il
cosiddetto libero scambio di sementi fra agricoltori, in netto
contrasto con le normative sementiere.
Le sfide non mancano certo per chi vuole continuare a credere
nel futuro del nostro lavoro e per chi è disponibile ad
impegnarsi non solo individualmente per il bene di tutti.
Un sentito grazie a tutti i componenti il Consiglio di Amministrazione
ed i Comitati tecnici, a tutti gli associati impegnati a livello
ESA e ISF, al Collegio Sindacale ed ai Probiviri. Un grazie esteso
inoltre a tutta la Segreteria AIS.
Auguri a tutti per una annata positiva e arrivederci alla prossima
Assemblea.