29 marzo 2007



A.I.S.
ASSOCIAZIONE ITALIANA SEMENTI
Bologna


Gruppo sementi di mais
e sorghi ibridi

Rapporto di attività 2006

 


Superfici, mercato del seme e produzioni
Per il secondo anno consecutivo, dopo l’applicazione del disaccoppiamento degli aiuti alla produzione, la coltura del mais registra in Italia una situazione di forte incertezza.
I dati ufficiali Istat riportati in appresso e che metterebbero in evidenza una tenuta, anzi un piccolo incremento negli investimenti del 2006, non fotografano correttamente a nostro giudizio la realtà.

Evoluzione superficie mais in Italia (in ettari, fonte ISTAT)

Anno 2006 2005 2004 2003
Mais da granella 1.127.000
1.113.000 1.197.000 1.163.000
Mais da insilato 275.000 271.000 280.000 281.000
Totale 1.402.000 1.384.000 1.477.000 1.444.000

Infatti, secondo i dati di vendita elaborati all’interno del Gruppo le superfici coltivate a mais in Italia nel 2006 si sarebbero complessivamente attestate tra destinazione a granella e per insilato su circa 1.180.000 ettari, con una contrazione di 60-70.000 ettari rispetto alla campagna precedente.
La stessa indagine ha poi evidenziato che viene destinata alla produzione di granella il 75% circa della superficie maidicola, mentre alla produzione di insilato il restante 25%. Per quanto riguarda poi la classificazione dei materiali coltivati secondo la durata del ciclo colturale, il mercato si suddivide tra varietà medio-precoci (classi FAO 200, 300 e 400) con circa il 19%, varietà medio-tardive (classi FAO 500 e 600) con il 60% e varietà tardive (classe FAO 700) con il 21%.
La valutazione AIS è decisamente in contrasto con quella ufficiale Istat, ma trova conforto nella stima sulle semine elaborata da Ismea e Unione Seminativi nel maggio 2006 (1,146 milioni di ettari, senza però distinguere tra granella ed insilato) e nei dati purtroppo molto parziali di AGEA, che relativamente al pagamento supplementare ex art. 69 attribuiscono al mais nel 2006 domande per circa 975.000 ettari, rispetto ai circa 1.013.000 ettari nel 2005.
Per quanto concerne le rese produttive, nella scorsa campagna si è registrata una diminuzione stimata nel 10% circa – scendendo così secondo Ismea a circa 8,5 t/ettaro - ed attribuibile ad un andamento stagionale non particolarmente favorevole, con carenze di acqua in diverse zone. Non si sono manifestate problematiche per quanto concerne lo sviluppo di micotossine o gravi attacchi di parassiti come la piralide.
Per completare il quadro produttivo, qualche indicazione infine sulla coltura del sorgo, per la quale nel 2006 Istat ha comunicato una superficie coltivata di circa 38.000 ettari, in rialzo rispetto ai 31.500 ettari della campagna precedente. Il maggior interesse riscosso dalla coltura del sorgo è confermata anche dal trend di vendita delle sementi.

La produzione di sementi
La moltiplicazione di sementi in Italia nel 2006 ha registrato una forte contrazione delle superfici portaseme, scese a poco più di 2.925 ettari rispetto ai circa 5.500 ettari dell’annata precedente. E’ un calo drastico, di oltre il 40%, imputabile a diversi fattori, alcuni contingenti legati alla distribuzione delle moltiplicazioni a livello europeo, altri strutturali, come la nostra perdita di competitività ed anche di professionalità a livello di moltiplicazione. Va poi osservato che nonostante non sia possibile coltivare mais ogm nel nostro paese, ciò non mette assolutamente al riparo dal problema della presenza accidentale, che qualora rilevata, comporta costi enormi di gestione del lotto inquinato.
Ricordiamo in materia di produzione di sementi di mais che a livello UE i due paesi leader sono la Francia, con 40mila ettari circa, e l’Ungheria, con 22mila ettari. Anche l’Austria, con 4mila ettari, nel 2006 ha superato l’Italia.

Le prospettive future
La coltura del mais, che tuttavia resta strategica per le produzioni agroalimentari e di pregio del nostro paese, sta attraversando un momento non particolarmente favorevole che l’aumento di oltre il 30% delle quotazioni di mercato negli ultimi mesi non riesce purtroppo a fare superare. Istat ha previsto per le semine 2007 una sostanziale stabilità degli investimenti a mais, anche perché il forte aumento avuto con le ultime semine di cereali autunno-vernini non lascia molto spazio. Altri motivi di preoccupazione sono però l’aumento dei costi di produzione (soprattutto energia), la penuria di acqua, oggi in particolare dopo un lungo periodo siccitoso, ed i vincoli a livello di applicazione delle misure sulla condizionalità ed i nitrati. Un’altra insidia è poi rappresentata dai Paesi dell’Est recentemente entrati nell’UE, le cui rese produttive potrebbero rapidamente aumentare e destabilizzare l’attuale equilibrio di mercato.

Gli sbocchi energetici
L’aumento delle quotazioni per il mais, ma in genere anche per tutte le granelle agricole, è legato ad una fase di riduzione delle produzioni e degli stocks a livello mondiale, ma anche al forte sviluppo di impieghi alternativi quali la produzione di energia. Negli Stati Uniti, ad esempio, secondo quanto presentato all’ultimo Congresso ISF, si valuta che entro dieci anni oltre un terzo della produzione di granella di mais prenderà la strada della produzione di etanolo. Oggi, questa quota, su circa trenta milioni di ettari coltivati a mais, è pari al 10-15%. In altri termini, negli Stati Uniti si valuta che oltre un terzo dei ricavi dei maiscoltori possano un giorno non molto lontano derivare dalla trasformazione in etanolo.
Anche in Italia si coglie forte interesse verso il mais quale fonte di energia rinnovabile. Molti progetti, non solo di trasformazione a livello aziendale (biogas), ma anche di larghe dimensioni (etanolo), sono oggetto di finanziamento ed in fase di sviluppo. Di tutto questo fervore ne sta sicuramente beneficiando la quotazione di mercato della granella. Resta tuttavia forte l’interrogativo su quanto il nostro paese potrà trarne effettivo vantaggio nel medio-lungo periodo, se si considera che la nostra produzione resta comunque deficitaria rispetto ai fabbisogni alimentari.

L’attività di Gruppo
Oramai da alcuni anni le principali tematiche di discussione sono le seguenti.

Controlli ogm. Con circolare datata 6 ottobre 2006, l’Ispettorato centrale repressione frodi ha fornito le direttive per il controllo delle sementi di mais e di soia per l’eventuale presenza di ogm, in funzione delle semine 2007. A parte il numero di campioni di cui è previsto il prelevamento, nulla di nuovo rispetto alle campagne precedenti e quindi anche la delusione del non accoglimento della richiesta di nuovo reiterata da AIS di una gestione dei lotti positivi senza il ricorso al sequestro penale subito dopo l’esame in prima istanza. Infatti, oltre il 75% dei lotti positivi viene poi riscontrato negativo con l’analisi di revisione.
Nel 2006 i lotti di sementi di mais controllati da Ense ed Icrf sono stati oltre 2.500 (per la soia invece circa 500), raddoppiando il numero della precedente campagna, cui si sono aggiunti quelli controllati dalle Dogane e da alcune Regioni, come Marche, Piemonte, Friuli e Toscana. I lotti di mais risultati positivi sono stati meno dell’1%, con un livello di positività quasi sempre al di sotto dello 0,1%.
A proposito di ogm è opportuno ricordare che l’industria sementiera è in attesa che vengano definite soglie ufficiali di tolleranza per la presenza accidentale di ogm nelle sementi (a questo riguardo il comportamento attendistico ed incerto della Commissione appare veramente biasimevole!), così come manca ancora a livello comunitario una metodica ufficiale di analisi. La cosiddetta “Procedura Ense”, adottata per i controlli interni, prescrive l’espressione del risultato di analisi per approssimazione alla prima cifra decimale, quando invece tutti i laboratori a livello comunitario ed internazionale si attengono ad una soglia tecnica dello 0,1% al di sotto della quale l’espressione del risultato non è più attendibile.

Diabrotica. Secondo il rapporto annuale presentato dal Gruppo di lavoro sulla “Diabrotica”, costituito tra i Servizi fitosanitari, nel 2006 la presenza del patogeno si è ulteriormente diffusa, in particolare in Veneto, Friuli e Lombardia. L’applicazione delle prescritte misure di contrasto (rotazione obbligatoria ed eventuale trattamento contro gli adulti) sembra tuttavia consentire di convivere con questo parassita, senza apparenti danni economici. L’inverno mite appena trascorso è però motivo di forte preoccupazione per il rischio di forti attacchi con il prossimo raccolto.

Micotossine. E’ una tematica che il Gruppo segue con attenzione, vigile da un lato sulla possibilità che la Comunità riveda le rigide soglie di tolleranza nei confronti delle fumonisine che dovrebbero entrare in vigore il prossimo ottobre, e dall’altro ad evitare che scelte affrettate – come ad esempio quella di stabilire liste di raccomandazione varietale – portino poi le diverse figure della filiera a trascurare quei comportamenti virtuosi che oggi sono i soli a consentire di affrontare il problema delle micotossine, in attesa che anche la ricerca genetica possa fornire con certezza un proprio contributo.

Il Presidente di Gruppo
Piero Sismondo