27 marzo 2008

Assemblea generale 27 marzo 2008

RELAZIONE DEL COMITATO DI PRESIDENZA

Signori Soci, Cari colleghi,

un cordiale saluto ed il benvenuto a questa nostra Assemblea da parte di tutti i componenti del Comitato di Presidenza e mio personale. Il contesto in cui si tiene il nostro consueto incontro annuale è ben diverso da quello degli ultimi anni. Infatti oggi dobbiamo rilevare:

- un forte rialzo dei prezzi delle commodities agricole, dopo diversi anni di progressivo declino;
- un grande interesse per le produzioni agricole a partire dai cereali ma, per un naturale fatto di equilibrio, per tutte le coltivazioni;
- la consapevolezza che questo rinnovato interesse dovrebbe, in tempi più o meno brevi, ridare slancio a tutto il mercato delle sementi, non solo a quelle di cereali.

le sfide dei prossimi mesi

Questa consapevolezza deriva dal fatto che la recente forte ripresa dei mercati agricoli non è stata determinata da una momentanea situazione contingente, ma da forti mutamenti strutturali dell’economia mondiale che si sono consolidati in questi ultimi anni e sono fondamentalmente caratterizzati da:

- un cambiamento negli stili di consumo alimentare ed una crescente domanda di prodotti agricoli da parte di alcune aree in forte sviluppo, India e Cina in particolare. Cito ad esempio che la Cina nel 2007 ha importato ben 34 milioni di tonnellate di semi di soia, pari ad oltre la metà della produzione dell’intero Brasile o dell’Argentina;

- la destinazione alla produzione energetica di quantità sempre più elevate di superfici agricole, sospinta dall’aumento del prezzo del petrolio e dalle politiche di incentivazione delle energie cosiddette verdi o da fonti rinnovabili. Questa svolta è oramai nei fatti ed a breve irreversibile, anche se non sono poche le voci di critica che chiedono un ripensamento sul dualismo cibo/petrolio che si è creato, a danno delle economie e delle popolazioni più deboli che debbono ancora risolvere il problema alimentare;

- il conseguente rialzo delle quotazioni delle materie prime agricole sui mercati internazionali, che sta provocando, a cascata, un aumento al consumo dei prezzi dei prodotti alimentari. Al di là delle inutili polemiche di casa nostra tra mondo agricolo e mondo industriale sui recenti piccoli aumenti di pane e pasta, vale la pena di ricordare che, nelle settimane scorse, il frumento duro ha raggiunto una quotazione media sul mercato nazionale di oltre 500 euro/tonnellata, andando vicino a triplicare il prezzo di un anno fa (+170%!), il frumento tenero ha fatto registrare un aumento medio del 65%, l’orzo del 60% e il mais del 40%. Aumenti altrettanto importanti si sono visti per i semi oleosi.

In un mondo in cui i prezzi crescono perché le produzioni scarseggiano e si cercano alternative sostenibili per l’energia, l’agricoltura si riscopre importante – giustamente qualche giorno fa il presidente di una Confederazione agricola ha ricordato che gli aumenti hanno fatto capire ai consumatori che il pane e la pasta si fanno con il frumento! – e quindi ci sarebbero fondati motivi per credere in una nuova fase di sviluppo per l’attività sementiera.

D’altro canto, però, un’attenta analisi dei principali punti di riferimento per la nostra attività porta ad attenuare l’ottimismo.
Alcune considerazioni.

La verifica della politica agricola comune

Secondo i tempi previsti, sta entrando nelle fasi decisive la cosiddetta verifica dello stato di salute della riforma del 2003, che dovrebbe rendere più efficiente e snella la politica agricola comune.

Dopo un primo documento di riflessione presentato nel novembre scorso, in cui la Commissione europea ha ribadito l’esigenza di una semplificazione amministrativa della PAC e di volere aumentare il tasso di disaccoppiamento degli aiuti, sembra che le prime proposte legislative verranno presentate solo verso fine maggio. Alcune indiscrezioni comunque già circolano, quali ad esempio:

- la soppressione degli aiuti alle sementi certificate. L’Italia è stata tra i pochi paesi, nel 2004, a mantenere tale aiuto accoppiato. Per la nostra attività significa non solo l’eliminazione degli aiuti alle sementi di foraggere, ma anche quello, forse più importante, alle sementi di riso;
- la soppressione anche del premio specifico alla qualità per il grano duro, per integrarlo nel pagamento unico;
- la trasformazione dell’aiuto specifico al riso, oggi accoppiato, in premio disaccoppiato dopo un periodo transitorio fino al 2011;
- una radicale revisione delle condizioni per i pagamenti supplementari secondo l’art. 69, che dovrebbero venire limitati alle esigenze specifiche di determinati tipi di attività agricole, utili per l’ambiente o per migliorare la qualità dei prodotti, così come di aree svantaggiate.

Con l’annullamento o la limitazione dei pagamenti dell’art. 69 verremo sicuramente a perdere un concreto incentivo verso l’uso di seme certificato ed inevitabilmente assisteremo ad una forte ripresa dell’impiego come seme di granella aziendale. Segnalo che già le ultime semine di cereali autunno-vernini hanno visto un diffuso utilizzo di seme non certificato. E’ vero che altri paesi importanti, come Francia, Germania, Regno Unito, hanno un tasso di impiego di seme aziendale più elevato del nostro, ma è altresì vero che questi paesi hanno attivato sistemi di raccolta delle royalties sul seme aziendale, uno strumento che in Italia non c’è e che difficilmente riusciremo a creare in tempi brevi. Questa carenza graverà direttamente soprattutto sui costitutori, ma, indirettamente, anche sulle aziende solo produttrici di sementi. Occorre quindi che insieme, coinvolgendo le organizzazioni agricole, ci si attivi per individuare un meccanismo che possa consentire la limitazione dell’impiego di seme aziendale.

L’evoluzione del quadro normativo di riferimento

Ne abbiamo già parlato l’anno scorso e comunque anche quello della “better seed regulation” è un punto che sta entrando nel vivo del dibattito; tanto che abbiamo ritenuto opportuno dedicargli uno spazio al termine di questa Assemblea, per un ampio approfondimento tra le associate.

Sono chiari gli obiettivi di semplificazione normativa che l’Unione Europea intende perseguire in tutti i comparti, nella logica di una riduzione dei costi e del miglioramento delle condizioni di competitività delle piccole e medie imprese, senza rinunciare alla salvaguardia dei livelli qualitativi raggiunti. Meno chiare, invece, sono le modalità operative con cui è stato avviato l’esame dell’intera disciplina in vigore, dei relativi costi e dell’impatto sull’utilizzatore finale. Infatti, sul finire del 2007, la Commissione ha affidato un incarico ad una agenzia di consulenza internazionale che sta procedendo - per ora - a mezzo di questionari: con il rischio di ricevere inputs contrastanti, di avere indicazioni condizionate dalle esigenze operative locali, oppure ancora di non essere in grado di cogliere la reale portata e l’efficacia di una determinata misura, al di là degli aspetti economici o dei pareri di una singola organizzazione o categoria.

L’analisi riguarderà in particolare i due assi portanti del quadro normativo sementiero: l’asse della registrazione delle varietà, con i ruoli rispettivamente della valutazione descrittiva e dell’utilità della valutazione agronomica, ma anche della questione delle denominazioni e della gestione del catalogo comune, così come l’asse della certificazione delle sementi. L’analisi toccherà anche il tema della tutela varietale e la funzione ed i compiti attribuiti al CPVO, il Community Plant Variety Office.

E’ davvero difficile prevedere a quali sviluppi porterà questa iniziativa, ma è sempre più forte la sensazione che il quadro normativo comunitario e gli obblighi esistenti non siano più in linea con l’evoluzione che ha recentemente avuto la politica agricola comune e con le responsabilità che debbono assumersi direttamente – analogamente agli altri settori produttivi - le aziende sementiere e gli operatori.

Mentre attendiamo l’evoluzione comunitaria, è comunque bene riflettere anche sulle modifiche – alcune sostanziali – che stanno concretizzandosi nel nostro paese. Ad esempio, con il Dlgs 150 dell’agosto 2007, riguardante l’accreditamento dei laboratori aziendali, è stata trasferita ai Servizi Fitosanitari Regionali la gestione delle licenze di produzione sementiera. E’ a nostro giudizio una decisione razionale, già da tempo anticipata da due Regioni, l’Emilia-Romagna e la Lombardia, che comunque sancisce in modo chiaro l’appartenenza della nostra attività ad un contesto operativo specifico e regionale. Anche se a questo proposito attendiamo che vengano a breve emanate disposizioni, armonizzate a livello nazionale, per la concessione delle licenze sementiere.

Un altro provvedimento che ci invita a riflettere è la decisione presa la settimana scorsa dalla Conferenza Stato-Regioni, nella sua ultima riunione della legislatura, di dare via libera ad un decreto del Ministero delle politiche agricole per l’istituzione – in seno al Registro nazionale – di una sezione riservata alle varietà da conservazione.

Questo tema è certamente importante, giustamente incentivato dai Trattati internazionali ed anche dalla normativa comunitaria, e da tempo la Commissione UE ed il Comitato permanente sementi stanno confrontandosi per individuare una disciplina applicativa che non entri in contrasto con il quadro normativo generale delle sementi. Il decreto messo a punto dal nostro Ministero, secondo quanto previsto dalla legge n. 46 dell’aprile 2007 e comunque senza attendere le disposizioni comunitarie, prevede: l’istituzione di repertori regionali o provinciali delle varietà da conservazione, in cui queste varietà potranno essere iscritte in deroga ai normali requisiti di omogeneità, stabilità e differenziabilità; l’automatica iscrizione di tali varietà nella relativa sezione del Registro nazionale; la regolazione a livello regionale della produzione e dello scambio di sementi delle varietà in questione; la possibilità per gli agricoltori di vendere direttamente in ambito locale modiche quantità di sementi delle varietà così identificate.

L’innovazione

Non dovremmo preoccuparci eccessivamente di simili disposizioni se fossimo un paese con una sufficiente capacità di innovazione, in grado di coordinare la ricerca e di assicurare una adeguata tutela alla proprietà intellettuale. La realtà è invece sensibilmente diversa.

Al di là delle nostre grandi professionalità e capacità nella moltiplicazione e produzione di sementi, i materiali varietali che distribuiamo sono sempre meno il frutto di una nostra ricerca nazionale, anche nel settore dei frumenti in cui abbiamo un’ottima tradizione.

Ma ciò che colpisce particolarmente, e deve preoccupare non poco, per le sfide che dovremo affrontare, è l’insufficiente riconoscimento da parte del mondo agricolo del ruolo delle sementi e delle scelte varietali in relazione alla competitività.

La presentazione in occasione della recente Fiera di Verona, dei primi risultati (lo studio finale sarà pronto solo nel giugno 2008) dell’XI rapporto realizzato da Nomisma e questa volta dedicato alla competitività dell’agricoltura italiana, ha confermato che i mezzi tecnici sono ritenuti di elevata utilità per essere competitivi; tuttavia, solo gli agrofarmaci ed i fertilizzanti sono stati espressamente evidenziati nella domanda relativa ai fattori sui quali da parte degli imprenditori viene percepito il rischio di un calo produttivo in caso di non utilizzo o disponibilità.
Sicuramente l’indagine risulta condizionata da chi l’ha sostenuta. Mi sembra però evidente che le sementi e le scelte varietali non godono ancora di un sufficiente riconoscimento quali importanti leve per il successo dell’impresa agricola!

Intanto, ci sono sicuramente altre ragioni, ma non sarà un caso se Eurostat per il 2007 rileva che il reddito agricolo per addetto in Italia è calato del 2%, mentre nella media dei paesi UE è salito del 5,4%, nella sola Spagna del 10,3% ed in Germania addirittura del 12,5%.

Restando in tema di ricerca ed innovazione, poche parole per ricordare che in materia di ogm non si sono purtroppo registrati sviluppi; anzi, l’atteggiamento di recente assunto dalla Francia potrebbe portare presto a ridiscutere l’intero quadro a livello comunitario.

Non ci sono state novità per quanto concerne il problema delle soglie di tolleranza nelle sementi e con le elezioni per rinnovare il Parlamento europeo in arrivo, nella primavera 2009, ed il rinnovo anche della Commissione, difficilmente riusciremo a vedere qualcosa di concreto.

Per quanto concerne le regole in materia di coesistenza, nell’ottobre scorso, la Conferenza Stato-Regioni ha approvato un documento con le linee guida nazionali, che ogni Regione dovrà fare proprie. Tali linee guida, più che a cercare e favorire una reale coesistenza, appaiono finalizzate – come ha apertamente dichiarato il coordinatore del gruppo di lavoro regionale che le ha messe a punto – a scoraggiare e rendere impossibile la coltivazione di ogm.

Intanto, e questo poi è l’aspetto più grave, nel nostro paese continua a non essere possibile svolgere alcuna attività sperimentale, in campo, con ogm. Nel mondo agricolo, solo Confagricoltura ha di recente preso apertamente posizione contro questo divieto de facto ed ha ribadito la necessità di una politica dell’innovazione in agricoltura, denunciando la mancanza di un approccio aperto e scientifico sull’argomento.

In materia di innovazione va ricordata infine la partecipazione dell’Associazione, per conto dell’industria sementiera, al comitato promotore chiamato a definire il progetto italiano della piattaforma tecnologica europea promossa dalla Commissione sul tema di ricerca “Plants for the future”. La piattaforma si propone di promuovere le applicazioni della genomica e delle biotecnologie vegetali nel campo agroalimentare e - raccogliendo le indicazioni provenienti dai diversi soggetti interessati - cerca di indirizzare la ricerca ed i relativi finanziamenti.

Deve purtroppo essere sottolineata riguardo questa iniziativa la presenza davvero scarsa di rappresentanti delle nostre aziende sementiere in seno al Comitato scientifico, chiamato a discutere e mettere a punto il documento di orientamento italiano.

il quadro relazionale

Si fa purtroppo sempre più latitante il ruolo del Ministero delle politiche agricole, incapace di svolgere concretamente il proprio ruolo di coordinamento e di assumere precise iniziative, almeno nelle aree che maggiormente ci riguardano. Per contro, purtroppo, non riusciamo a rilevare particolare incisività o brillantezza da parte delle Amministrazioni regionali. Tante, troppe, le questioni pratiche sollevate e rimaste nel tempo prive di una concreta risposta, dalle denominazioni varietali e quelle geografiche, all’impiego e contenuto del cartellino del produttore, ai contratti di moltiplicazione per la certificazione delle sementi, alla deroga dal passaporto delle piante nelle piccole confezioni, alla scadenza delle sementi etc..

La struttura centrale è peraltro alle prese con l’ennesima riorganizzazione, non ancora completata. Il Servizio sementi, che nel 2006 venne riaccorpato al Servizio fitosanitario, sembra destinato ad essere di nuovo separato e – dopo neanche un anno – a cambiare anche il responsabile!

Lo scorso anno il Ministero ci aveva illuso sulla buona disponibilità a farsi carico, non tanto di un nuovo piano sementiero, di cui francamente non sentiamo la necessità, visti gli esiti del precedente, quanto di una seria riflessione sul ruolo, le strutture e le prerogative del settore sementiero italiano. Non abbiamo visto nulla di tutto questo, anzi abbiamo dovuto constatare che il piano nazionale di settore per i cereali – presentato nel gennaio scorso, ma non ancora portato all’approvazione della Conferenza Stato-Regioni – non contempla il settore delle sementi, che ne dovrebbe essere il punto di partenza, rinviandoci ad un ipotetico piano di settore sementiero da realizzarsi nel 2009. E questo nonostante avessimo espresso l’orientamento di volere essere integrati, come sementi, in ogni filiera di riferimento.

Il piano cerealicolo prevede, tra le azioni da realizzare, una organizzazione interprofessionale delle grandi colture erbacee, su cui in questi giorni si sono concentrate le ultime energie del governo uscente, però con scarse possibilità di successo visto il clima non collaborativo tra mondo industriale e mondo agricolo determinato dallo scambio di accuse e dalle polemiche sugli aumenti dei prezzi dei cereali, di pane e di pasta e dalle indagini avviate dall’antitrust.

Relativamente all’ENSE, dopo avere passato tutto il 2007 retto da un commissario, il 25 gennaio scorso il Governo ha nominato nuovo presidente il Prof. Marcello Cerasola, una figura del tutto sconosciuta al nostro mondo. La nomina del presidente dovrebbe portare a breve alla ricostituzione del Consiglio di amministrazione.

LA VITA INTERNA DELL’ASSOCIAZIONE

[omissis]

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Sono giunta al termine di questa relazione, così come sono prossima a terminare il mio mandato, durato sei anni e non più rinnovabile, di Presidente dell’AIS. Ho cercato quest’oggi di sottolineare, in un mondo che finalmente sembra essersi accorto del ruolo insostituibile dell’agricoltura, delle grandi opportunità che può avere il nostro lavoro nella ricerca varietale e nella produzione e vendita delle sementi; ma anche delle incognite che abbiamo di fronte a noi, degli adattamenti cui dovremo apprestarci e delle difficoltà strutturali davvero grandi che purtroppo esistono per chi opera in un paese come il nostro. Per questo abbiamo bisogno di avere al nostro fianco una organizzazione forte, strutturata e partecipata.

L’Assemblea di oggi, con il rinnovo dei Presidenti e dei Comitati di Gruppo, dovrà scegliere le figure che dovranno guidare questa Associazione ad affrontare i confronti ed i dibattiti necessari per maturare una maggiore coscienza del nostro ruolo e le scelte necessarie.

Voglio ringraziare tutti i Presidenti di Gruppo – ed in particolare Claudio Mattioli, Domenico Ramponi e Mauro Urbini, presidenti rispettivamente dei Gruppi cereali, bietole ed orto, in quanto anch’essi hanno raggiunto il limite dei sei anni di mandato - che mi hanno aiutata a svolgere il non facile compito di presidente di AIS; i componenti i Comitati tecnici, i rappresentanti dell’Associazione nei diversi organismi.

Un ringraziamento particolare consentitemi di rivolgerlo a tutta la Segreteria AIS: alla signora Elisabetta Cava, al Dr Stefano Conti, al Dr Alberto Lipparini ma, soprattutto al Dr Marco Nardi. Abbiamo passato insieme sei anni abbastanza difficili, densi di repentini cambiamenti e di problemi che si assommavano a problemi ma la professionalità di Marco, la sua capacità di dialogare con le persone con fermezza, ma con profonda conoscenza degli argomenti in discussione, la sua caparbietà e, soprattutto la sua profonda onestà intellettuale, mi hanno consentito di poter reggere così a lungo una organizzazione complessa come la nostra AIS. Grazie per tutto il supporto che mi hai dato.

Esprimo auguri di buon lavoro al nuovo Consiglio direttivo che uscirà eletto dall’odierno rinnovo delle cariche sociali.
Infine auguro a tutti benessere e prosperità nel proprio lavoro.

Il Presidente AIS
Bruna Saviotti