26 marzo 2009

Assemblea generale 26 marzo 2009

RELAZIONE DEL COMITATO DI PRESIDENZA

 

Signori Soci, Cari colleghi,

rivolgo innanzitutto il saluto più cordiale a nome del Comitato di presidenza e mio personale.
L’Assemblea generale odierna chiude di fatto il 62° anno di vita della nostra Associazione, ma soprattutto ha in programma un ampio dibattito sul suo futuro ed in particolare sulle linee del progetto di riorganizzazione attorno al quale hanno lavorato, dalla precedente Assemblea, soprattutto il nuovo Comitato di presidenza ed in parte il Consiglio direttivo.

lo scenario generale

Rispetto ad un anno fa lo scenario economico e le aspettative sono profondamente cambiate: ad un folgorante, ma purtroppo breve periodo di rinnovato interesse per le produzioni agricole e certamente anche di spinte speculative, ha fatto seguito un ritorno a quotazioni molto basse, ad una situazione di preoccupante stasi dei mercati e della domanda, il tutto in un contesto di gravi turbolenze finanziarie che rischiano di trascinare in una profonda e lunga crisi l’intera economia mondiale, come da decenni non si registrava.

La situazione è che oggi le quotazioni delle produzioni agricole – i cereali negli ultimi 10 mesi hanno registrato ribassi di oltre il 50% - si trovano in genere ad un livello ancora più basso del momento in cui a metà del 2007 prese avvio la fase di rialzo. Gli agricoltori, che solo marginalmente nel frattempo hanno potuto beneficiare del periodo di ripresa, mentre hanno dovuto accollarsi in pieno i forte aumenti dei costi di produzione, si trovano a dovere gestire bilanci aziendali davvero difficili.

Avevamo confidato che quel rinnovato interesse non fosse solo un fenomeno contingente, purtroppo ci siamo sbagliati. Gli agricoltori hanno reagito ai prezzi bassi riducendo le semine, riversando sulle nostre aziende sementiere le difficoltà del momento. Per le ultime semine autunnali si stima una contrazione della superficie del 25/30% per il grano duro e del 15% per il grano tenero, mentre per le semine primaverili del mais oramai in corso l’Istat ha previsto un calo di circa il 5%.

Sono movimenti contrastanti, inattesi, se pensiamo che non più tardi di qualche mese addietro sembrava ci fosse carenza di prodotti alimentari, che la domanda di cibo nel mondo è comunque in costante aumento, così come la popolazione mondiale. E ciò determina ulteriori difficoltà al nostro lavoro, il quale richiede e si basa su una programmazione in largo anticipo.

Anche l’attesa di importanti sviluppi legati alle energie rinnovabili è parzialmente scemata, sia per il crollo del prezzo del greggio, oggi esattamente pari ad un quinto del picco delle quotazioni nell’estate 2008, quanto per le poche risorse disponibili per investimenti comunque impegnativi e per incentivare le filiere necessarie. Le bioenergie restano certamente importanti per trovare valide alternative ai combustibili fossili e ridurre l’inquinamento e le emissioni di CO2: diverse aziende sementiere sono impegnate sul fronte della ricerca in questo campo, però dobbiamo essere coscienti che i ritorni ci saranno solo in tempi non brevi.

E’ uno scenario di cui non si può essere ottimisti, tuttavia la certezza che le sementi siano alla base di ogni filiera produttiva agricola non può fare venire meno il nostro impegno a guardare e lavorare con impegno per il futuro.

I temi generali dell'ultimo anno

L’health check della PAC, la better seed regulation e la questione della concia delle sementi, sono i tre temi che hanno dominato la scena della vita associativa nel corso del 2008.

Health check.

Nel pieno rispetto della tempistica, ma anche degli obiettivi indicati (raggiungere il disaccoppiamento pressoché completo di tutti gli aiuti alla produzione e la loro progressiva integrazione nel pagamento unico aziendale), la Commissione CE ha completato nel novembre 2008 il processo di verifica della politica agricola adottata nel 2003, approvando modifiche che dovranno essere ora applicate dall’anno 2010.

Per quanto concerne le decisioni che si ripercuoteranno direttamente sull’attività sementiera (grano duro, sementi certificate ed art. 69), le decisioni adottate e contenute nel nuovo Regolamento CE n. 73/2009 sono le seguenti:
- la soppressione a decorrere dalla campagna 2010, del premio qualità al grano duro di 40 euro/ettaro;
- la possibilità di prorogare fino al raccolto 2011 l’aiuto alle sementi certificate di foraggere e di riso (analogamente al premio anch’esso accoppiato riservato alla coltura del riso). Gli Stati membri hanno comunque facoltà di anticipare dal 2010 il disaccoppiamento;
- una radicale trasformazione dei pagamenti supplementari ex art. 69.

Il nuovo art. 68 del Regolamento CE n. 73/2009 ha confermato la possibilità per gli Stati membri di trattenere fino al 10% del loro plafond nazionale (per l’Italia una somma di poco superiore ai 415 milioni di €), da utilizzare in modo flessibile, ma ha aggiunto agli scopi precedenti – il miglioramento della qualità e della commercializzazione dei prodotti – altre finalità, quali ad esempio interventi in settori ed aree svantaggiate, vulnerabili o minacciate di abbandono, oppure per contribuire a fondi mutualistici o al pagamento di premi di assicurazione. E’ stato inoltre tolto il vincolo di dovere impiegare nello stesso settore i fondi trattenuti, così come è stato fissato un tetto massimo del 3,5% per le misure di sostegno accoppiato.

In breve, se con il precedente art. 69 i pagamenti accoppiati supplementari di cui hanno potuto beneficiare i seminativi (cereali, mais, oleaginose e proteiche) sono stati pari ogni anno a 141 milioni di €, con il nuovo articolo 68 tale importo dovrebbe aggirarsi sui 145 milioni di €, ma con una schiera di pretendenti ben più ampia!

Ogni Stato membro dovrà decidere sulle misure opzionali entro il prossimo 1° agosto. L’AIS, insieme alle altre organizzazioni sementiere e cercando di coinvolgere quelle agricole ed industriali di filiera, si è già mossa per riuscire a fare sì che almeno una parte dei pagamenti che potranno essere mantenuti accoppiati, venga utilizzata per conservare un legame con il seme certificato laddove, cereali e grano duro in particolare, potrebbe esplodere l’impiego di granella aziendale.

Appare difficile si possa raggiungere questo obiettivo, che comunque il Ministero delle politiche agricole condivide, sia per le tante pretese che sono nate riguardo i fondi dell’art. 68, quanto per la difficoltà di fare convergere sulla medesima opzione tutte le Regioni. La proposta che sembra emergere in queste ultime settimane è quella che si vada a definire una misura specifica nell’ambito dei piani di sviluppo rurale, che ogni Regione dovrebbe poi calare nella propria realtà produttiva attraverso accordi di filiera e/o contratti di coltivazione che prevedano l’impiego di semente certificata.

Better Seed Regulation

Nel corso del 2008 si è sviluppata l’analisi della legislazione UE in materia di sementi e di materiali di propagazione (che comprende oggi 12 direttive), nell’ambito di un programma generale promosso dalla Commissione per valutare se il quadro normativo che si è accumulato negli anni, nei diversi settori, abbia permesso di raggiungere gli obiettivi prefissati, così come per comprendere in quale modo rivederlo, semplificarlo e migliorarlo per il futuro. Rispetto agli anni ’60, dove prevalevano le preoccupazioni per la disponibilità alimentare, nuove priorità sono nel frattempo emerse, quali la sostenibilità e la protezione dell’ambiente, la biodiversità, la sicurezza degli alimenti, le bioenergie. Anche nuove tecniche di ricerca e costituzione varietale sono intanto emerse.

L’incarico per il settore delle sementi è stato affidato ad un consulente esterno, il Food Chain Evaluation Consortium (FCEC), il quale ha completato nel novembre scorso – dopo avere analizzato oltre 300 questionari e sviluppato molteplici interviste individuali – il proprio rapporto, ora consultabile sul sito della DG SANCO. Anche AIS è stata coinvolta ed ha fornito il proprio contributo all’iniziativa.

Nei giorni scorsi la Commissione ha organizzato a Bruxelles una partecipatissima conferenza, per presentare ufficialmente e dibattere i risultati del lavoro. A parte le incongruenze esistenti tra le diverse norme del settore, che l’analisi ha messo in evidenza, e la carenza di strumenti efficaci per misurare in modo attendibile il loro impatto sugli operatori, sul mercato e sul consumatore, tra i problemi sottolineati si possono indicare:
- il mancato raggiungimento di una completa armonizzazione, in molti settori, ad esempio nell’esame del valore colturale delle varietà (VCU);
- la problematicità che tuttora persiste nella valutazione delle nuove varietà (DUS) e la penalizzazione che ci sarebbe nei riguardi delle varietà locali e delle popolazioni;
- lo strumento della certificazione, giudicato pressoché unanimemente una eccellente forma di garanzia a favore degli agricoltori, cui tuttavia si contrappone un costante aumento dell’uso di seme aziendale ed un settore – quale quello delle sementi da orto – dove non c’è certificazione ufficiale del seme, senza tuttavia che i produttori agricoli debbano lamentare carenze qualitative nelle sementi disponibili sul mercato.

Per il futuro, sono stati prospettati tre scenari: mantenere lo status quo (cioè modificare le direttive esistenti secondo necessità), sopprimere la regolamentazione del settore (con il rischio di danneggiare il mercato interno, scelta non supportata dalla Commissione, nè dai cosiddetti “stakeholders”), oppure modificare in modo abbastanza sostanziale il quadro normativo di riferimento. Ed è questa la strada che verrà seguita.

Non è ancora chiaro come potrà evolversi questo processo, sono state illustrate diverse opzioni, sembra tuttavia possa emergere la volontà di:
- gestire in modo unitario le norme relative alle sementi e tutti gli altri materiali di propagazione (ornamentali, fruttiferi, giovani piantine da orto, vite, forestali);
- definire due discipline di base portanti, una relativa al processo di iscrizione ufficiale o registrazione delle varietà, l’altra relativa alla commercializzazione;
- affrontare poi gli aspetti più tecnici con regolamenti specifici, per filiera o gruppi di specie affini.

Il tutto comunque all’insegna della semplificazione, della richiesta di introdurre flessibilità e di ridurre le differenze tra gli Stati membri, per creare un quadro operativo interno davvero unico, della volontà di coordinare le norme specifiche del settore con le altre esistenti (fitosanitaria, ogm, politica agricola comunitaria, biodiversità etc..) ed infine di limitare i costi.

Circa i tempi e tenendo conto che a fine primavera ci saranno le elezioni per il nuovo Parlamento europeo e poi un profondo rinnovo sia dei vertici che all’interno della stessa Commissione, è previsto che tutto il 2009 venga speso in ulteriori riflessioni da parte della Commissione e nella realizzazione di studi di impatto, circa i costi ed i benefici dei nuovi scenari ipotizzati.
Le prime vere proposte legislative dovrebbero pertanto essere presentate solo verso fine 2010, inizio 2011.

Appare davvero difficile prevedere il risultato finale. Volendo tuttavia esprimere un’impressione, finirà con il concretizzarsi quanto già negli ultimi anni si è via via manifestato e cioè: semplificazione nella registrazione delle nuove varietà e del sistema dei Registri nazionali e del Catalogo comune, con qualche perplessità sul ruolo della valutazione del VCU; mantenimento inoltre dello strumento della certificazione delle sementi, ma completamente delegata agli operatori, ovviamente sotto controllo ufficiale!
Un altro lavoro di analisi della legislazione esistente è stato intanto previsto dalla Commissione e riguarderà la normativa fitosanitaria, con le prime indicazioni concrete previste non prima del 2012-2013.

La questione della concia delle sementi

Questo importante aspetto della nostra attività, la concia industriale delle sementi con prodotti specifici, deve registrare due recenti evoluzioni, tra loro contraddittorie.

Quella positiva, la revisione recentemente adottata della normativa in materia di prodotti fitosanitari, che ci porterà la libera circolazione nella Comunità delle sementi conciate. I tempi non saranno brevi, la nuova norma che entrerà in vigore dopo 18 mesi non è ancora stata pubblicata, comunque è un buon risultato da tanto tempo atteso. Una nuova direttiva sull’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari, anch’essa ancora non pubblicata, ci imporrà invece un più preciso controllo sugli stabilimenti e gli impianti di concia, l’abilitazione degli stessi, la formazione degli operatori e, soprattutto, un attento controllo sulla qualità delle sementi conciate, quasi certamente di tutte le sementi e con qualsiasi conciante!

L’aspetto negativo è invece la sospensione decisa dal Ministero della salute, lo scorso settembre, per un periodo poi definito in un anno, dell’impiego dei nuovi insetticidi cosiddetti neonicotinoidi, nella concia delle sementi di mais. Inizialmente, anche patata da seme e bietola da zucchero erano state coinvolte nella sospensiva, poi per esse revocata.
La sospensione è stata decisa per la preoccupazione che possa esserci un qualche collegamento tra l’impiego di tali concianti e la moria delle api, in particolare alla luce della coincidenza temporale tra semina del mais e fenomeni di mortalità. Quello della moria delle api è un problema che negli ultimi anni ha assunto dimensioni che sembrano preoccupanti, che coinvolge tanti paesi e che sicuramente è dovuto, come ammesso dai ricercatori e dagli stessi apicoltori, a diversi fattori.

Coscienti della serietà con cui svolgiamo il nostro lavoro e soprattutto del pieno rispetto di tutte le disposizioni esistenti e precauzioni circa l’impiego dei prodotti concianti, respingiamo ovviamente le accuse che vengono rivolte alle sementi di mais, tuttavia non dobbiamo sottovalutare che analoghe situazioni sono state segnalate ed uguali provvedimenti di divieto sono stati presi ad esempio in Francia e Germania.

L’accusa degli apicoltori è che le polveri che si diffondono durante la semina, utilizzando le seminatrici pneumatiche, avvelenino le fonti di nettare o di acqua delle api, causandone la morte. Contro le polveri, a nostro giudizio, potrebbe essere utile ed anche sufficiente migliorare le tecniche di concia, con nuovi e più potenti adesivanti, ed adottare deflettori sulle seminatrici.
L’Università di Padova ha invece di recente suggerito un’altra ipotesi e cioè che possa esserci la guttazione, la linfa che le giovani plantule delle graminacee emettono durante le prime duetre settimane di sviluppo, all’origine della mortalità delle api in detto periodo.

E’ evidente che non sono e non possono eventualmente essere responsabili solo le sementi conciate di mais, dato che la moria delle api si verifica anche al di fuori dei periodi di semina e dove il mais non viene coltivato. Il Ministero delle politiche agricole ha pertanto avviato, purtroppo con un certo ritardo rispetto a quando questi fenomeni sono stati inizialmente denunciati, un progetto di ricerca denominato APENET per monitorare il fenomeno della mortalità delle api ed anche per valutare l’impatto che le misure di mitigazione proposte dall’industria sementiera e da quella agrochimica – miglioramento della concia e controllo del residuo di polveri, deflettori sulle macchine seminatrici e buone pratiche agricole – potrebbero avere al riguardo.

La Salute attende indicazioni concrete dal progetto APENET entro la prossima estate, per decidere sulla sospensione. Lo scenario in cui si evolverà questa difficile problematica non sarà tuttavia solo nazionale, visto il numero di paesi e di autorità coinvolte. Va certamente sottolineato, per gli sviluppi futuri che potrebbero coinvolgere tutte le aziende sementiere, che la Francia, riammettendo provvisoriamente per la primavera in corso l’impiego di uno dei quattro neonicotinoidi in questione, ha stabilito che il controllo sul residuo di polveri debba coinvolgere non solo la concia con insetticidi, ma anche con prodotti fungicidi.
Un altro problema che potrebbe complicare la nostra operatività e che è doveroso sottolineare, è infine quello dell’eventuale presenza accidentale di prodotti concianti, in sementi non conciate!

le biotecnologie

E’ trascorso inutilmente un altro anno, in attesa di conoscere come intenda realmente muoversi la Comunità europea nei riguardi degli organismi geneticamente modificati in agricoltura e soprattutto se ritenga necessario introdurre anche per le sementi, soglie di tolleranza nei riguardi della presenza accidentale.

Circa quest’ultimo punto, nonostante le attese, la Commissione – oramai in scadenza - non è stata in grado di presentare alcuna proposta; l’ultimo tentativo infruttuoso fu fatto nel lontano settembre 2004, dalla Commissione presieduta dal Prof. Prodi, anch’essa alla vigilia della scadenza. E’ oramai evidente che non se ne potrà più parlare concretamente prima del 2011!

Anche per quanto riguarda l’eventuale apertura a colture ogm, la Commissione – così come i paesi membri - da segno di grandi contraddizioni ed una certa confusione: ne ammette il consumo, ma non è in grado di consentirne la coltivazione; insegue il principio che non possano venire stabilite regioni o paesi ogm free, poi non è in grado di opporsi.

Analoga situazione di immobilismo anche per il nostro paese, limitandoci qui alla sola attività di sperimentazione: la Conferenza Stato-Regioni ha approvato nel novembre scorso ben nove protocolli per prove in pieno campo di colture ogm, tra cui mais, pomodoro e melanzana, ma a tutt’oggi non sono ancora stati pubblicati in Gazzetta. Allorquando pubblicati, affinchè divengano operativi sarà poi necessario che le singole Regioni abbiano ufficialmente individuati i siti sperimentali, i quali – in ossequio ad una recente sentenza della Corte comunitaria – debbono peraltro essere noti a chiunque interessato.

gli aspetti istituzionali

Sono cambiate, nell’ambito di una delle oramai purtroppo ricorrenti ristrutturazioni, le figure di riferimento per l’attività sementiera all’interno del Ministero delle politiche agricole, forestali ed alimentari: abbiamo nuovi e giovani responsabili nella Direzione generale e nell’Ufficio cui opera il Servizio sementi e ciò fa ben sperare in una certa continuità, così come in una rinnovata sensibilità verso le innumerevoli problematiche del nostro settore. Purtroppo il Servizio evidenzia carenze operative, per il personale insufficiente, che per larga parte del 2008 si è ridotto a due soli funzionari, nonostante i nostri diversi solleciti a rafforzarne la struttura. Certamente i ripetuti tagli cui è soggetto il bilancio dello Stato non inducono ad essere ottimisti, anche se occorre segnalare un recente progetto avviato con l’ENSE, che potrebbe parzialmente rimediare questa situazione.
In merito al ruolo del Ministero deve essere purtroppo denunciata l’incredibile situazione in cui si trova il Registro nazionale, per il ritardo nella liquidazione – alle Regioni coordinatrici, Lombardia ed Emilia-Romagna, ed ai centri operativi – dei costi per la realizzazione delle prove di iscrizione.

Il quadro è davvero paradossale: sebbene i costitutori abbiano pagato regolarmente quanto dovuto, pena la non iscrizione delle varietà, il Ministero – per mancanza di fondi – è in arretrato a liquidare le prove successive all’ autunno 2003. Purtroppo, non si sa ben per quale vincolo, i compensi pagati dai costitutori al Tesoro non vengono parimenti girati al Ministero, costringendo pertanto quest’ultimo a trovare le risorse necessarie nelle pieghe del proprio bilancio interno. L’arretrato intanto accumulatosi dovrebbe avere raggiunto i 5-6 milioni di €, davvero non pochi in questo periodo di vacche magre!
Già nell’autunno scorso la Regione Emilia-Romagna aveva deciso di non continuare con le prove, decisione poi rientrata – ahimè tardivamente per alcune specie – a seguito dell’assicurazione da parte del Ministero che una soluzione sarebbe stata trovata. Questa soluzione purtroppo tarda ed altre figure minacciano di abbandonare o hanno deciso di abbandonare le prove, con il rischio non solo di una loro dequalificazione, quanto che si arrivi ad un blocco totale.

L’AIS sta seguendo con apprensione la situazione ed è in contatto costante con i responsabili del Ministero e delle Regioni, pronta ad ogni iniziativa di supporto: un’ultima ipotesi cui si sta lavorando è quella di reperire le risorse necessarie per sanare la situazione nei fondi del Ministero che annualmente vengono ripartiti tra le regioni, per cui una piccola trattenuta non penalizzerebbe nessuna di loro, considerato che il Registro va a beneficio di tutti!

Un breve cenno all’ENSE, per il quale permane la situazione di commissariamento e la mancanza di un Consiglio di amministrazione. Abbiamo avuto lo scorso mese di febbraio un incontro con il Commissario e la direzione generale dell’Ente, per un periodico confronto sulle principali problematiche, in particolare le prospettive della produzione sementiera alla luce della recente revisione della PAC e la situazione del Registro nazionale e delle prove di valutazione.

Abbiamo anche toccato la questione delle tariffe di certificazione, viste le osservazioni espresse nel novembre scorso dalla Corte dei Conti, la quale relazionando sul bilancio 2007 ha evidenziato che per assicurare stabilità all’Ente sarebbe necessaria una revisione delle tariffe di certificazione, insieme ad una adeguamento dei compensi per le prove del Registro.

Siamo stati rassicurati che nell’attuale situazione di commissariamento l’Ente non ha in animo di procedere ad aumenti delle tariffe, in quanto il quadro è ancora abbastanza in equilibrio, senza comunque escludere che il Collegio sindacale nella propria autonomia possa provocare decisioni in tal senso!

LA VITA INTERNA DELL’ASSOCIAZIONE

[omissis]

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Mi accingo a terminare questa breve relazione e con essa il primo anno del mio mandato. Desidero sinceramente ringraziare i Presidenti dei diversi Gruppi, il Consiglio direttivo, i Comitati tecnici e la Segreteria dell’Associazione, che con la loro disponibilità, il loro impegno ed il loro lavoro hanno certamente agevolato il mio compito, ma soprattutto hanno fanno emergere e rafforzato la funzione ed il ruolo dell’AIS.

A tutti quindi un arrivederci e l’augurio di buon lavoro.

Il Presidente AIS
Luciano Tabarroni