15 aprile 2010
Assemblea generale 15 aprile 2010
RELAZIONE DEL COMITATO DI PRESIDENZA
Signori Soci, Cari colleghi,
un sincero benvenuto a tutti i presenti e l’augurio di una buona Assemblea. L’appuntamento odierno apre un nuovo ciclo nella vita della
nostra Associazione, dopo esserci impegnati a fondo negli ultimi mesi nel processo di riorganizzazione avviato due anni orsono, e di fatto oggi
– formalmente con il rinnovo di tutte le cariche sociali – prende via in pieno la nuova ASSOSEMENTI.
Opportuno quindi soffermarci inizialmente sul percorso realizzato.
La riorganizzazione di AIS in Assosementi
Sulla base del progetto di riorganizzazione elaborato in Consiglio
direttivo e presentato e condiviso da questa stessa Assemblea
generale lo scorso anno, dal 1° gennaio 2010 AIS ha lasciato
il posto ad ASSOSEMENTI. Dopo la divisione avvenuta negli anni
’70, i costitutori ed i produttori di sementi sono ora di
nuovo riuniti in una unica associazione.
I passaggi che hanno portato alla nuova struttura sono fondamentalmente
i seguenti:
- l’assemblea generale straordinaria del 18 maggio 2009 di ASSOSEME – Associazione italiana costitutori razze vegetali, con cui i 29
soci di questa organizzazione hanno deciso di sciogliere con la fine del 2009 la loro associazione e di confluire nella nuova struttura;
- l’assemblea generale straordinaria del 2 luglio 2009 di AIS, con cui è stato approvato il nuovo Statuto e deliberato di assumere
– mantenendo comunque la denominazione ufficiale di Associazione Italiana Sementi – il nuovo nome in breve di ASSOSEMENTI;
- l’entrata in vigore formalmente da inizio 2010 del nuovo Statuto, della nuova denominazione in breve e della nuova struttura organizzativa.
Sostanzialmente, il nuovo Statuto rispetto al passato ha introdotto poche ma importanti modifiche:
- l’inserimento nella struttura della Sezione (Gruppo) costitutori, finalizzata a favorire l’accorpamento in AIS di Assoseme. Hanno
già aderito a questa Sezione 26 aziende, un numero verosimilmente uguale a quello delle precedenti associate di Assoseme e che testimonia del
successo dell’operazione;
- la semplificazione del numero delle altre Sezioni (Gruppi), con l’unificazione nella nuova Sezione colture industriali dei precedenti Gruppi
bietola da zucchero, mais ed oleaginose. Nel contempo, analogamente a quanto già realizzato nel 2008 in seno alla Sezione sementi da orto con
la formalizzazione del Gruppo orto wic, nell’ambito della Sezione cereali è stato definito il Gruppo riso e nella Sezione colture industriali
è stato individuato il Gruppo bietola da zucchero;
- l’elevazione a tre anni della durata delle cariche sociali, con la possibilità di un solo rinnovo del mandato;
- una nuova modalità di determinazione delle quote sociali, con l’introduzione di una parte contributiva legata al fatturato realizzato
con le sementi da ogni azienda associata. Questa modalità, che avvicina meglio al principio che chi ha maggiori interessi nell’attività
sementiera, debba contribuire di più al sostentamento della propria organizzazione, è già stata applicata con le quote contributive
per l’anno 2010 e ritengo sia stata accolta positivamente dalle aziende associate dato che non sono state ricevute critiche particolari.
Altre modifiche sono poi state approvate dal Consiglio per quanto riguarda:
- la struttura permanente della segreteria (evoluzione verso un vero ruolo di direzione, dell’attuale figura del segretario; individuazione
per ogni area operativa del proprio responsabile; potenziamento della segreteria con l’inserimento di nuove figure; introduzione per i dipendenti
di una parte del salario in forma variabile, legata ad obiettivi prefissati; formazione del personale della segreteria);
- l’adozione di un codice etico o di comportamento specifico per ASSOSEMENTI, che vada a sostituire quello attualmente di riferimento costituito
dal codice etico di Confcommercio, cui la nostra Associazione aderisce.
Del loro sviluppo dovrà ovviamente farsi carico il nuovo Consiglio direttivo, insieme al miglioramento degli aspetti della comunicazione e
del networking associativo.
Vanno infine sottolineati tre punti che sarà necessario affrontare rapidamente:
- il trasferimento in una nuova struttura della sede dell’Associazione. La disponibilità assicurata attualmente dal Palazzo Affari
non è più adeguata, così come non ci sono prospettive a breve di un miglioramento. Sono state individuate due possibili soluzioni,
ma l’ipotesi di acquistare la nuova sede - recentemente perseguita - ha finito con lo scontrarsi con il fatto che, non avendo ASSOSEMENTI la
personalità giuridica, il presidente ed i consiglieri che deliberassero l’acquisto porterebbero responsabilità della decisione
fino all’esaurimento dell’eventuale debito contratto per conto dell’Associazione. Appare pertanto necessario ricercare un percorso
diverso, individuando un nuovo obiettivo o cercando di acquisire la personalità giuridica – per la quale sono prevedibili tempi non
brevi – per superare la remora della responsabilità degli amministratori di cui sopra;
- l’adozione di un modello organizzativo interno conforme al Dlgs n. 231/ 2001, per limitare la responsabilità amministrativa delle
persone giuridiche, delle società e delle associazioni, nonostante la poca partecipazione al seminario organizzato da AIS lo scorso 22 ottobre
abbia dimostrato scarsa sensibilità alla problematica da parte delle aziende associate;
- l’ipotesi di disporre di una propria società di servizi, capace di svolgere attività di carattere commerciale, o di acquisire
come associazione la partiva Iva, per ampliare l’ambito operativo della nostra organizzazione.
Lo stato di salute del nostro settore
Nonostante l’agricoltura abbia bisogno di sementi per produrre beni insostituibili, non più solo alimenti, ma oggi anche biomasse per
altre destinazioni, la grave crisi che sta interessando l’economia mondiale si ripercuote decisamente sul nostro lavoro e sulle nostre aziende.
Sicuramente in modo meno grave rispetto ad altri settori più esposti, ma le difficoltà sono evidenti. I minori consumi stanno tenendo
bassi i prezzi di mercato dei prodotti agricoli; i bassi prezzi spingono gli agricoltori non solo a minori investimenti colturali, ma anche a risparmiare
sui mezzi tecnici, tra cui il seme; la minore vendita di sementi riduce la nostra attività commerciale, ma soprattutto toglie risorse al lavoro
di ricerca varietale, che è poi la nostra chiave verso il futuro.
Senza volere citare il famoso apologo di Menenio Agrippa alla plebe di Roma, sullo stomaco e le membra che debbono lavorare insieme (oggi diremmo
in filiera) per la salute di tutto il corpo, appare evidente che per sperare in momenti migliori è innanzitutto necessaria una ripresa più
concreta dell’economia, poi una nostra migliore capacità competitiva da individuare nelle diverse espressioni della nostra attività:
nella ricerca varietale, nella produzione di sementi o negli accordi per la loro commercializzazione e utilizzazione.
Non va poi nascosto che il nostro settore ha ancora ampi spazi di riorganizzazione e ristrutturazione. L’aggiornamento dei dati sulle aziende
sementiere che richiedono la certificazione, di recente messo a disposizione dall’ENSE sul proprio sito, consente di sviluppare interessanti
analisi. Ad esempio, che nell’arco di cinque anni, dalla campagna 2003-2004 alla campagna 2008-2009, il numero di aziende che ha richiesto la
certificazione di sementi è diminuito in media dell’11%, da 310 a 276. Rispetto alla campagna 1998/99, quindi a dieci anni fa, la diminuzione
è del 25%, da 364 a 276. Dovremmo supporre che sono aziende che hanno nel frattempo cessato l’attività.
Analizzando i dati dell’ultimo quinquennio in modo più approfondito, rileviamo però settori che hanno scontato una contrazione
ben maggiore (mais -60%, bietola -33%, frumento duro -9%), altri stabili (ad esempio il riso), altri ancora con un aumento delle aziende coinvolte
(frumento tenero +7%). A livello di distribuzione regionale delle aziende sementiere, poi, è il Veneto che ha visto la maggiore contrazione
di aziende impegnate nella certificazione, con un calo del 37%, seguito da Puglia ed Emilia-Romagna con un meno 9%, mentre invece la Basilicata ha
visto passare da 3 ad 8 il numero di aziende operative.
E’ comunque osservando il dato sui volumi di sementi lavorate, sempre soggette a certificazione ufficiale, che ci si rende conto dell’evoluzione
in atto. Infatti, sempre nell’arco degli ultimi cinque anni, è salita dal 28% al 46% sul quantitativo totale certificato la quota in
capo ad aziende che lavorano più di 10.000 t di seme all’anno (quota che nel 1998/99 era del 20%), è diminuita dal 35% al 17%
quella delle aziende fra 5 e 10.000 t, mentre è rimasta pressoché stabile, sul 36%, la quota lavorata da aziende con meno di 5.000
t all’anno. Sembra si possa quindi affermare che mentre le aziende sementiere della fascia bassa sono rimaste strutturalmente ferme, quelle
della fascia intermedia hanno chiaramente fatto uno sforzo per migliorare la loro dimensione operativa e presumibilmente la loro competitività.
Poiché i maggiori volumi di sementi si hanno nel comparto cerealicolo, è verosimile che il venire meno degli aiuti in passato accoppiati
all’impiego o alla produzione di sementi certificate, così come normative sempre più stringenti, ad esempio sulla concia, sulla
sicurezza e sulla gestione dei rifiuti, non potranno che accelerare il fenomeno di cui sopra.
Le principali tematiche seguite nel corso dell'anno
Diverse le tematiche seguite dall’Associazione nel corso del 2009. Alcune di esse saranno esaminate nello specifico nelle relazioni di Gruppo,
qui voglio semplicemente toccare quelle di maggiore respiro.
La nuova PAC. Dalla campagna agraria in corso sono applicate le conclusioni dell’health check, contenute nel
regolamento CE n. 73/2009 e tradotte a livello nazionale per quanto riguarda gli aiuti facoltativi dell’art. 68 nelle disposizioni del DM
29 luglio 2009.
L’uso obbligatorio del seme certificato per accedere a detti aiuti, che con il precedente art. 69 riguardava pressoché tutti i seminativi,
è stato dapprima limitato dal nostro paese al solo grano duro, nelle regioni del Centro-Sud, e collegato ad una misura di tipo agro- ambientale.
Lo scorso 9 febbraio, però, la Conferenza Stato-Regioni - sembra per il parere negativo della Commissione UE – ha deciso di eliminare
il vincolo del seme certificato che era stato conservato solo per il grano duro e la modifica è stata formalizzata con il recente decreto
datato 25 febbraio 2010.
La giustificazione è che l’uso obbligatorio di seme certificato sarebbe idoneo per raggiungere obiettivi di miglioramento qualitativo
e quantitativo delle produzioni, ma non miglioramenti a livello agro-ambientale! Di fatto, è stata così cancellata la politica qualitativa
sviluppata negli ultimi due decenni dal nostro paese e condivisa per lungo tempo dalla stessa Commissione UE.
La Sezione sementi di cereali a paglia è ora fortemente impegnata ad individuare quei miglioramenti agro-ambientali connessi all’uso
del seme certificato, rispetto all’impiego di granella aziendale, che potrebbero portare alla reintroduzione dell’obbligo, ma va osservato
che proprio in questi giorni la Commissione ha reso noto uno studio realizzato da una agenzia indipendente, l’inglese LMC International, in
cui si afferma che gli aiuti erogati al grano duro e la politica attuata negli ultimi anni non hanno portato a miglioramenti nella qualità
delle produzioni. Sembra quasi una giustificazione, a posteriori, della decisione già presa con l’health check sulla cessazione di ogni
aiuto specifico, anche se poi lo stesso studio evidenzia la contrazione cui si va incontro nelle superfici investite e nelle produzioni realizzabili,
in aree dove non ci sono altre valide alternative, arrivando a suggerire la necessità di trovare nuovi meccanismi premianti per ottenere maggiore
qualità nei raccolti.
Il seme aziendale. Dopo avere parlato di PAC e del venire meno delle misure che spingevano l’agricoltore ad
utilizzare seme certificato, è opportuno accennare alle misure messe in atto in tanti paesi per contrastare l’impiego come semente
della granella aziendale, così come all’iniziativa portata avanti da ESA per arrivare a modificare il regolamento 2100/1994 sulla privativa
comunitaria, cioè sulla tutela delle varietà, in modo che l’agricoltore sia obbligato a segnalare al titolare quando reimpiega
come seme la granella di varietà tutelate. Nei paesi dove non si è riusciti a stabilire alcun accordo in materia con le organizzazioni
agricole, è il caso per ora anche dell’Italia, oppure dove sentenze dei Tribunali oggi consentono agli agricoltori di sottrarsi a richieste
in tal senso, è questo il solo mezzo per consentire ai costitutori di recuperare risorse per la ricerca e di contrastare il prevedibile aumento
dell’uso di seme non certificato.
ESA ha sviluppato una precisa strategia per arrivare a modificare il quadro normativo di riferimento, coinvolgendo il CPVO e cercando di rapportarsi
con il COPA-COGECA, l’organizzazione comunitaria degli agricoltori. Un consenso sulla necessità di sopprimere l’esenzione per i
piccoli agricoltori dal riconoscimento delle royalties sul seme aziendale sembrava raggiunto nei mesi scorsi, ma ultimamente sembra invece che le
organizzazioni agricole dei paesi del Sud Europa si stiano opponendo a questa ipotesi.
La concia delle sementi. E’ un tema di grande attualità e molto importante per la valorizzazione commerciale
delle sementi, che qui voglio ricordare per tre aspetti:
- quello legato alle vicende della mortalità delle api, che hanno portato il Ministero delle salute a decretare per motivi precauzionali la
sospensione dei concianti insetticidi cosiddetti neonicotinoidi sulle sementi di mais. Non mi dilungo sul lavoro svolto in materia dal Gruppo mais
e della partecipazione al progetto APENET che dovrebbe consentire di individuare e portare ad introdurre anche in Italia quelle misure mitigatrici
dei possibili rischi già applicate in altri paesi;
- quello del rischio della presenza accidentale dei principi attivi contenuti nei concianti, su sementi non oggetto di concia, dato che la lavorazione
avviene quasi sempre negli stessi stabilimenti. Per ora il problema è emerso per i controlli fatti sulle sementi di mais, ma potenzialmente
tutte le sementi sono soggette allo stesso rischio e passibili delle medesime pesanti sanzioni amministrative;
- quello dell’evoluzione normativa che, con l’applicazione entro due anni delle nuove disposizioni sull’autorizzazione e sull’uso
dei prodotti fitosanitari, dovrebbe da un lato portare la libera circolazione in ambito UE delle sementi conciate, ma dall’altro un più
attento controllo sui prodotti stessi e soprattutto – per quanto ci riguarda – sulle strutture dove vengono impiegati.
A questo riguardo occorre poi sottolineare che la recente direttiva 2009/128/ CE sull’uso sostenibile degli agrofarmaci pone fra l’altro
l’obiettivo dell’applicazione obbligatoria della lotta integrata su tutte le colture dal 1° gennaio 2014.
Le normative comunitarie di riferimento. E’ a tutti noto che le normative comunitarie di riferimento per
la nostra attività sono oggetto di profonda analisi in funzione di una prossima ristrutturazione. Nella scorsa Assemblea ci siamo soffermati
soprattutto sulla “better seed regulation”, la revisione delle direttive sementiere, ma nel corso del 2009 è stata avviata anche
la cosiddetta “better plant health regime”, cioè l’analisi del quadro normativo fitosanitario, che spesso si interseca
a livello operativo con quello sementiero.
L’ipotesi cui sta lavorando ora la Commissione è quella di integrare le esistenti 12 direttive settoriali (sementi foraggere, cereali
etc.., ma anche giovani piantine, ornamentali, frutticole etc..) dei materiali di propagazione, in un unico provvedimento, probabilmente sotto forma
di regolamento, quindi direttamente applicabile senza necessità di trasposizione da parte degli Stati membri. E’ certamente un’operazione
molto delicata, cui sarà necessario prestare grande attenzione, perché potrebbe andare ad incidere concretamente, sia in termini positivi
che negativi, sul modo attuale di gestire la produzione di sementi. E’ atteso che le prime bozze di proposte siano formalmente presentate
verso fine 2010.
Per quanto riguarda la normativa fitosanitaria, analogamente al processo seguito per quella sementiera una agenzia indipendente ha sviluppato una
approfondita indagine, le cui indicazioni preliminari sono state presentate ad un seminario che si è svolto a Bruxelles lo scorso 23 e 24
febbraio. Una nuova conferenza, dove saranno presentate conclusioni maggiormente delineate, è fissata per ottobre 2010 e la previsione è
che le prime proposte di modifica alla normativa saranno formalizzate entro il 2011.
La biodiversità. Le Nazioni Unite hanno dichiarato il 2010 “Anno internazionale della biodiversità”
e non è mia intenzione soffermarmi sul ruolo essenziale della biodiversità per l’attività di costituzione varietale o sulle
diverse iniziativa programmate per diffonderne una migliore consapevolezza. Vorrei invece richiamare l’attenzione su certe forzature che vengono
fatte invocando la tutela della biodiversità, a danno dell’attività che noi svolgiamo, o introducendo deroghe per nulla razionali.
Sono già a tutti note le recenti direttive 2008/62/CE sulle varietà da conservazione delle specie agrarie (recepita in Italia con
il D.lgs. n. 149/2009) e 2009/145/CE sulle varietà da conservazione delle specie orticole, così come dell’oramai prossima approvazione
di una terza direttiva, sui miscugli da preservazione. Inserendo questi materiali, per i quali è doverosamente necessario applicare requisiti
meno stringenti in materia di omogeneità e stabilità, così come di procedura di valutazione, all’interno dello stesso Catalogo
comune ove si trovano gli altri materiali commercializzabili, soggetti invece a requisiti ben più severi, si è di fatto indebolito la
disciplina sementiera.
Tanto è vero che a livello nazionale assistiamo all’emanazione di disposizioni che mentre da un lato tendono ad individuare ed a cercare
di salvaguardare questi materiali (repertori regionali, ruolo agricoltori custodi etc..), dall’altro si tende a sottrarli alla possibilità
di poterli liberamente utilizzare in programmi di miglioramento genetico. Un nuovo esempio delle forzature attuate lo abbiamo nel decreto 12 novembre
2009 del Ministero delle politiche agricole, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale del 23 marzo scorso e recante la dotazione minima delle attrezzature
occorrenti per esercitare l’attività di produzione sementiera (ex licenza sementiera della legge 1096/71), dove si prevede l’esenzione
dal possesso dei requisiti previsti dalla norma in questione per “coloro che producono le sementi iscritte nel registro delle varietà
da conservazione”.
In materia di varietà da conservazione dovrebbe essere imminente l’emanazione da parte del Ministero delle politiche agricole di un
nuovo decreto attuativo, destinato a sostituire il precedente DM 18 aprile 2008, in cui si riconferma l’iscrizione gratuita nel registro nazionale
delle varietà da conservazione ed una loro sufficiente descrizione anche sulla base di valutazioni non ufficiali o di conoscenze acquisite
con la coltivazione.
Il COAMS. Un accenno doveroso infine al COAMS, il Consorzio delle organizzazioni degli agricoltori moltiplicatori
di sementi, con il quale – dopo un periodo di raffreddamento dei rapporti legato alle vicende degli isolamenti delle colture di bietole nella
Regione Emilia-Romagna – sul finire del 2009 abbiamo approfondito la possibilità, nel reciproco interesse di aziende sementiere e di
agricoltori moltiplicatori di sementi, di arrivare a condividere delle intese di filiera.
Abbiamo ricevuto un documento da valutare e sul quale ci eravamo impegnati a fare avere osservazioni entro il mese di marzo, termine che non abbiamo
rispettato per l’attenzione riservata alla riorganizzazione, all’attivazione della Sezione costitutori ed all’organizzazione dell’Assemblea,
ma che ritengo sarà uno dei primi impegni da affrontare per il nuovo Consiglio direttivo.
LA VITA INTERNA DELL’ASSOCIAZIONE
[omissis]
- - -
Con questa relazione si chiude non solo l’anno sociale 2009, ma anche il mio biennio di presidenza. Ai doverosi ringraziamenti agli organi
sociali ed alla segreteria dell’Associazione che si sono impegnati ed hanno collaborato alla mia presidenza, aggiungo l’augurio di buon
lavoro al nuovo Consiglio direttivo ed ai Comitati di Sezione che usciranno eletti dall’odierna Assemblea e che avranno il compito non solo
di consolidare la nuova struttura, ma affrontare le sfide che continuamente emergono per la nostra professione.
Auguro comunque buon lavoro a tutti ed ulteriori successi.
Il Presidente AIS
Luciano Tabarroni