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Posizione delle aziende sementiere sulla proposta della nuova legge riso

Pubblicato il 3 febbraio 2010 in: ricerca e costituzione varietà  vegetaliclassificazione riso /risonegruppo risoproduzioni e commercio derrate

Considerazioni generali

Nel settore delle sementi di riso, come in quelli di tutte le altre colture agrarie, la ricerca e la messa a punto di nuove varietà ricoprono un ruolo fondamentale nel processo di evoluzione e miglioramento delle produzioni agricole. Attraverso questo percorso i genetisti sono in grado di mettere a disposizione dei produttori nuove varietà che meglio si adattano alle diverse condizioni pedoclimatiche e che consentono di aumentare il volume e la qualità delle nostre produzioni.

In generale la ricerca varietale è un processo lungo e articolato: dall’ incrocio e dalle prime selezioni dei materiali più promettenti, che portano nel proprio DNA caratteristiche migliorative, fino alla messa a punto delle nuove linee candidate all’iscrizione al Registro varietale nazionale, passano normalmente circa 10 anni.

Nel nostro paese, il comparto risicolo, in sintesi la filiera, evidenzia un elevato grado di organizzazione e specializzazione. Questo obiettivo è stato raggiunto attraverso il meccanismo insito nella vigente Legge del 1958, con la quale il legislatore aveva previsto la possibilità di aggregare fra loro varietà di risone che per le caratteristiche biometriche e organolettiche della cariosside potevano risultare talmente simili fra di loro da essere praticamente non distinguibili. Il mercato del riso, più in particolare le relative quotazioni di borsa, si è nel tempo armonizzato a tale meccanismo, definendo specifici listini per le varietà di risone collegate al nome della varietà “storica” a cui vengono assimilate.

Il meccanismo dei gruppi varietali (previsto dalla vigente legge 325 del 1958) ha consentito quindi all’industria di potere meglio organizzare il proprio lavoro, contando sulla possibilità di assimilare varietà praticamente identiche dal punto di vista organolettico e biometrico, e al settore della ricerca varietale di concentrare i propri sforzi verso obiettivi certi.

Pur con le imperfezioni di una Legge che risale ad oltre mezzo secolo fa, l’attività di ricerca varietale ha consentito di iscrivere a registro, a partire dal 1967, 209 nuove varietà. L’attività di iscrizione è divenuta particolarmente intensa a partire dalla seconda metà degli anni ’90. Nell’ambito del catalogo comunitario delle varietà vegetali, ad oggi il nostro Paese vanta la presenza di ben 152 varietà, pari ad oltre il 50 % delle varietà complessivamente iscritte nell’intera UE.

La situazione attuale

L’Assosementi - Associazione Italiana Sementi ha seguito negli ultimi anni gli sviluppi che hanno portato alla definizione della proposta di nuova Legge. Il cuore del testo – il meccanismo delle griglie biometriche dell’allegato 4 – sono frutto di una attenta concertazione fra i soggetti della filiera e rappresenta a nostro giudizio un buon compromesso per superare le difficoltà collegate all’aggiornamento annuale della tabella riportante le varietà appartenenti alle diverse denominazioni (prevista dalla legge del 1958), nonché per l’opportunità di inserire criteri oggettivi e ben definiti per la classificazione delle novità varietali.

Di fatto, la proposta di nuova legge rappresenta sì una innovazione per il settore, razionalizzando il preesistente quadro normativo e recependo le norme europee sulla etichettatura dei risi, ma soprattutto consente il mantenimento del meccanismo dell’accorpamento dei nomi delle varietà di risone con le denominazioni di vendita, che ha in tutti questi anni permesso alla ricerca varietale di lavorare su indirizzi precisi, ed al riso italiano di essere famoso nel mondo per qualità e tipicità.

Come da più parti già segnalato le deroghe proposte dal “Consorzio di tutela delle varietà di riso tipiche” non sono state inoltre concertate con i componenti della filiera che avevano per anni discusso ed analizzato gli articoli della legge proposta.

Gli emendamenti approvati dalla Camera dei deputati, giustificati dalla generica e non meglio specificata volontà di tutela del riso Carnaroli, rischiano di creare un pericoloso precedente che potrebbe compromettere l’equilibrio raggiunto da tutti gli attori della filiera. Questo scenario, più che verosimile, coinvolgerebbe da subito la varietà Carnaroli che verrebbe relegata – quasi sicuramente, e non certo nelle intenzioni del sopracitato Consorzio - in una nicchia commerciale a causa dello sbilancio domanda-offerta dovuto alla mancanza di produzioni provenienti ad esempio dalla varietà Karnak (ad oggi l’unica varietà a poter essere commercializzata con la denominazione “Carnaroli”).

Le prospettive e il futuro della ricerca varietale

La ricerca varietale è, oggi più che mai, uno strumento di innovazione fondamentale. Le esigenze del settore industriale e le aspettative del mondo dei consumatori sono rivolte verso prodotti sani e sicuri.

Da questo punto di vista l’iter di iscrizione a registro, attraverso un rigoroso screening, assicura che le varietà iscritte siano uniformi e stabili, abbiano una produttività quasi sempre superiore (e comunque sempre statisticamente non inferiore ) a quella delle varietà più diffuse e, soprattutto, siano tolleranti ai patogeni ed ai parassiti presenti nei nostri areali. Quest’ultimo aspetto è di particolare importanza: le novità vegetali, grazie a questo percorso di valutazione, superano i limiti tecnologici delle varietà più datate che, per effetto della pressione della selezione genetica sui patogeni e parassiti, sono spesso diventate, nel corso della loro vita commerciale, più vulnerabili – o addirittura ipersensibili – agli attacchi, e quindi di difficile coltivazione.

E’ il caso specifico di varietà storiche quali il Ribe (oggi praticamente scomparso in virtù dei raggiunti limiti tecnologici della propria genetica) e l’Arborio (cfr grafici in appresso), che negli anni è stato praticamente sostituito dalla varietà Volano che, per legge, è l’unica varietà a poter essere commercializzata con la stessa denominazione Arborio (i dati più recenti parlano di 1300 ha coltivati con la varietà Arborio e 16200ha coltivati con la varietà Volano), senza per questo veder mutate le caratteristiche biometriche ed organolettiche e riuscendo anzi ad affermarsi sia in Italia che all’estero come la varietà più utilizzata per la preparazione di risotti.

Le produzioni derivanti da varietà datate rischiano di essere più facilmente oggetto di attacchi di patogeni e parassiti e per questo motivo potenzialmente compromesse dal punto di vista quantitativo e – soprattutto – qualitativo.

Grazie invece ai risultati del miglioramento genetico gli agricoltori possono contare su un costante ricambio del parco varietale, che puntualmente soddisfa le necessità di materiali rispondenti alle esigenze del mercato.
Questo meccanismo salvaguarda quindi dal declino le denominazioni storiche di vendita, vero punto di forza della risicoltura nazionale e argomento di grande sensibilità nel confronto politico sviluppatosi a riguardo. Inoltre contribuisce al mantenimento e all’incremento dell’offerta di risoni sul mercato internazionale, grazie ai vantaggi produttivi e qualitativi permessi dal miglioramento genetico.

* * * * *

Per quanto sopra esposto chiediamo che la discussione al Senato rigetti gli emendamenti con i quali la Camera ha stravolto, sulla spinta di interessi di produttori che rappresentano in termini di volumi una ridottissima percentuale del mercato, dieci anni di discussioni e confronti concertati fra gli attori della filiera.

I suddetti emendamenti, paradossalmente, provocherebbero un chiaro peggioramento per tutta la filiera, portandola ad una situazione ben più arretrata rispetto a quella che si è creata con l’applicazione della vigente legge 325 del 1958 alla quale sarebbe a quel punto auspicabile fare nuovamente riferimento.

Vogliamo ribadire l’importanza del mantenimento dell’attuale meccanismo – in particolare la griglia dell’allegato 4 - in base al quale le società sementiere che fanno ricerca varietale hanno impostato il lavoro degli ultimi anni ed avviato all’iscrizione a registro numerose novità varietali.
Per queste realtà aziendali, viste le innumerevoli difficoltà che l’attività di ricerca privata comporta nel nostro paese, è improponibile stravolgere improvvisamente le regole del mercato nell’arco di un brevissimo lasso tempo.

Riteniamo altresì strategica la tutela delle varietà e delle produzioni tipiche; questo obiettivo deve però essere perseguito con altri e specifici strumenti, quali le denominazioni geografiche (es: la DOP “Riso di Baraggia Biellese e Vercellese” e le IGP “Riso Nano Vialone Veronese” e “Riso del delta del Po”), che non interferiscono con le finalità della presente legge.

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