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PAC post 2013, la posizione generale di ASSOSEMENTI

Pubblicato il 11 marzo 2011 in: pacpac e sementipiani di settore

Premessa

Secondo le stime elaborate dalla FAO, nel corso dei prossimi 40 anni l’offerta di prodotti agricoli dovrà aumentare di circa il 70% per fare fronte all’aumento della popolazione mondiale ed ai cambiamenti nelle abitudini alimentari. Tuttavia, solo il 10% di tale aumento potrà essere assicurato dalla coltivazione di nuove terre, su una superficie pari a 120 milioni di ettari, mentre la parte restante dovrà essere garantita da un aumento delle rese. Per “sfamare” un mondo che cresce, il ruolo dell’innovazione è pertanto fondamentale per cercare di garantire a tutti cibo e benessere.

La riforma della PAC 2014-2020 dovrà confrontarsi anche con questa sfida e l’attività sementiera, grazie al progresso produttivo assicurato dalle nuove varietà migliorate immesse ogni anno in commercio ed alla fornitura di sementi di elevata qualità, ricoprirà un ruolo centrale e strategico per raggiungere tale obiettivo.

Le sementi di qualità svolgono inoltre un compito altrettanto importante in funzione:

- della sostenibilità ambientale delle produzioni, riducendo gli inputs necessari sotto forma di prodotti chimici quali concimi e mezzi di protezione, così come assicurando un risparmio complessi-vo nelle emissioni di CO2. In altri termini, contribuendo alla tutela ambientale ed alla lotta al cam-biamento climatico;
- della tracciabilità delle produzioni, ai fini dell’indicazione dell’origine delle materie prime e dei prodotti agroalimentari;
- dell’orientamento verso produzioni di maggiore qualità e più rispondenti alle esigenze del consumatore e dell’industria di trasformazione, attraverso lo strumento della scelta varietale;
- dell’innovazione in senso lato delle filiere produttive e quindi della loro competitività.

Gli orientamenti della Commissione UE

Nella propria comunicazione del 18 novembre 2010 la Commissione UE ha in particolare:

  • confermato la struttura oramai consolidata dei due pilastri, il primo riguardante i pagamenti diretti e le misure di mercato, il secondo lo sviluppo rurale;
  • indicato il mantenimento all’interno del primo pilastro dello strumento dei pagamenti diretti, seppur prefigurando una loro diversa distribuzione e comunque restringendo ulteriormente la possibilità per i pagamenti accoppiati;
  • evidenziato la necessità di un miglior funzionamento della filiera agroalimentare;
  • sottolineato i temi dell’innovazione, dell’ambiente e del cambiamento climatico, tra gli obiettivi della politica di sviluppo rurale.

Le sementi nella PAC del passato

Nella PAC che ha accompagnato fino ad oggi la produzione agricola, le sementi hanno goduto di una specifica attenzione grazie:

  • all’aiuto diretto alla produzione di sementi certificate (riso e foraggere, in particolare), il quale comunque cesserà con il raccolto 2011;
  • all’obbligo di utilizzare seme certificato per accedere al pagamento supplementare riservato al grano duro nelle zone tradizionali di coltivazione, nel periodo 1997-2003;
  • al premio specifico per la qualità del grano duro di 40 euro/ettaro, il quale è stato concesso alla coltura nel periodo 2004-2009;
  • alla possibilità di vincolare all’uso di seme certificato l’erogazione di aiuti specifici accop-piati ex art. 69 o ex art. 68.

Questi aiuti erogati direttamente al seme certificato o tramite il vincolo dell’impiego del seme certificato hanno permesso di stabilizzare le produzioni agricole comunitarie e di migliorare il loro livello qualitativo, così come di sostenere e favorire il commercio di sementi ed indirettamente l’innovazione varietale. Inoltre tale impianto ha sostenuto lo svilupparsi in Italia di una importante attività ad altissima specializzazione e valore aggiunto, quale la produzione di sementi tanto per il consumo nazionale quanto per l’esportazione.

Venendo tuttavia meno l’aiuto diretto e tali vincoli, l’applicazione delle indicazioni dell’Health Check ha già fatto emergere soprattutto nelle regioni del centro-sud Europa e con le colture che insistono in aree produttive meno favorite, una forte contrazione nell’impiego di sementi certificate. Tutto ciò è spiegabile principalmente grazie al ricorso da parte dei produttori agricoli all’acquisto illegale di sementi non certificate, con il rischio di un rapido scadimento quali-quantitativo delle produzioni e della loro stessa sostenibilità ambientale. E ciò accade nonostante la disciplina sementiera comunitaria e nazionale sancisca l’obbligo della commercializzazione di sole sementi ufficialmente certificate.

Il risultato finale di questa situazione è il veloce disgregamento di filiere chiave per la produzione di alcuni dei prodotti alimentari italiani più conosciuti nel mondo, come per esempio quella della pasta di semola nazionale.

Le richieste dell’industria sementiera

Alla luce degli orientamenti manifestati dalla Commissione UE per il futuro della PAC, l’Associazione Italiana Sementi (ASSOSEMENTI) ritiene indispensabile richiamare l’attenzione sui seguenti punti cruciali per il futuro dell’agricoltura nazionale ed in cui il settore sementiero è direttamente coinvolto:

  • accordi e contratti di filiera:
    nel contesto del rafforzamento del potere contrattuale dei produttori nella filiera agroalimentare e soprattutto nell’obiettivo di migliorare la sostenibilità e qualità delle produzioni attraverso lo sviluppo di accordi e di contratti di filiera, attribuire una funzione prioritaria ed incentivare l’uso del seme certificato alla luce del ruolo detenuto da tale strumento nel qualificare le pro-duzioni e assicurare la loro tracciabilità;
  • innovazione:
    tutelare e valorizzare la funzione innovativa assicurata dall’industria sementiera tramite la ricerca e lo sviluppo varietale, sostenendo la raccolta dei diritti di proprietà intellettuale esistenti grazie all’adozione del vincolo per i produttori agricoli di dichiarare le varietà coltivate alle società sementiere che ne hanno reso possibile la costituzione e l’immissione sul mercato;
  • grano duro:
    considerare tale coltura strategica per le aree centro-meridionali del paese, in virtù del suo ruolo socio-economico per l’agricoltura e per l’equilibrio di tali zone, nonché per l’industria agroalimentare italiana;
  • riso:
    considerare anche questa coltura strategica in particolare per l’equilibrio agro-ambientale delle aree di coltivazione del Nord, nonché per l’industria che tale coltura sostiene.

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La suddetta posizione generale potrà essere integrata da specifiche posizioni di Sezione o Gruppo, meglio articolate in funzione della situazione e delle esigenze dei singoli settori operativi.

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Bologna, 11 marzo 2011

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