30 anni del TRIPs

Foto di CHUTTERSNAP su Unsplash

L’accordo sugli aspetti commerciali dei diritti di proprietà intellettuale (TRIPs) compie 30 anni. Stabilito durante l’Uruguay Round, ossia il negoziato GATT che portò alla nascita dell’attuale Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO), questo accordo rappresenta dal 1995 il quadro normativo di riferimento globale in materia di proprietà intellettuale.

Si tratta di uno strumento di grande rilievo, perché ha permesso di armonizzare le norme di questa disciplina e di ridurre le distorsioni nel commercio globale, determinando una maggiore certezza giuridica e stimolando, di conseguenza, l’innovazione.

L’accordo copre tutti i possibili ambiti di interesse, come brevetti, marchi, disegni e modelli industriali, diritti d’autore, indicazioni geografiche etc. ed ha inciso, favorevolmente, anche sul settore sementiero, dove l’innovazione raggiunge livelli molto elevati.

Il mondo delle sementi ha inoltre beneficiato della flessibilità prevista dall’accordo per determinati prodotti, tra cui le varietà vegetali. I paesi del WTO hanno infatti avuto la facoltà di scegliere il tipo di sistema di protezione, grazie all’articolo 27.3(b), che ha permesso ai singoli Stati di escludere piante e animali dalla brevettabilità. Hanno scelto questa opzione molti paesi, compresi quelli dell’UE, che hanno adottato lo strumento della privativa, vale a dire un sistema sui generis di protezione delle varietà vegetali (PVP) basato sulla Convenzione UPOV. I brevetti sono invece utilizzabili, in base all’articolo 27.1, per le invenzioni biotecnologiche, nel rispetto dei requisiti previsti (novità, inventiva e applicazione industriale).

Sebbene a volte vengano sollevate preoccupazioni circa l’effetto della proprietà intellettuale sull’accesso alle sementi o alle risorse genetiche, gran parte delle critiche poggiano soprattutto su posizioni ideologiche. L’accesso al germoplasma è regolato più dalle normative sulla biodiversità e sulle misure fitosanitarie che dalle leggi sulla proprietà intellettuale.

Inoltre, la privativa è uno strumento efficace ed equilibrato che garantisce ai ricercatori l’accesso al materiale genetico. Le varietà protette, dunque, possono essere utilizzate liberamente per ulteriori attività di breeding, diventando così la base dei miglioramenti futuri.

Gli strumenti di tutela della proprietà intellettuale hanno contribuito alla crescita del settore sementiero, sostenendo gli investimenti in ricerca e innovazione, di cui a beneficiare sono gli utilizzatori delle sementi e, a seguire, l’intera filiera.
In Europa, l’Ufficio Comunitario per le Varietà Vegetali (CPVO) ha affermato che dalla sua istituzione nel 1995, sono state presentate oltre 60.000 domande di privativa, chiaro indicatore di un’intensa attività di breeding.

Dunque, tali strumenti si traducono in una maggiore disponibilità di nuove varietà vegetali, che a loro volta rappresentano un più elevato grado di innovazione, a favore dell’agricoltura. Aspetto, quest’ultimo, da non sottovalutare in una fase come quella attuale in cui le produzioni primarie sono chiamate a confrontarsi ed a resistere agli effetti sempre più impattanti del cambiamento climatico.

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