Il settore sementiero italiano

L’esperienza degli operatori e la vocazione di molti territori fanno del settore sementiero italiano un’eccellenza, posizionandolo ai vertici europei.

Le attività svolte dagli operatori sementieri possono essere raggruppate in tre principali classi:

  • ricerca, finalizzata alla costituzione di nuove varietà;
  • moltiplicazione in campo e successiva lavorazione in stabilimento;
  • distribuzione commerciale delle sementi.

RICERCA

L’attività svolta nell’ambito del miglioramento genetico è finalizzata all’ottenimento di nuove varietà in grado di esprimere performance più soddisfacenti, sia sotto il profilo quantitativo che qualitativo, rispetto a quelle già conosciute.

Questa attività richiede cospicui investimenti in termini di tempo e di risorse: per arrivare ad ottenere una nuova varietà sono necessari mediamente 10-12 anni e investimenti elevati, fino al 20% del fatturato.

Per questo motivo, il livello di innovazione contenuto in un seme, oltre a non essere secondo a nessun altro prodotto, genera una serie di ricadute economiche, sociali e ambientali positive.

PRODUZIONE

La “moltiplicazione” delle sementi è l’attività che viene svolta per passare da un seme di categoria tecnica ad uno di categoria commerciale. Rappresenta dunque la fase di produzione in campo del seme, che sarà successivamente selezionato e lavorato in stabilimento, per poi essere posto sul mercato, a disposizione di agricoltori e vivaisti.

La moltiplicazione delle sementi certificate

Secondo i dati pubblicati dall’ESCAA (European Seed Certification Agencies Association), nel 2024 l’Italia ha confermato il proprio ruolo di protagonista nel panorama europeo delle sementi certificate. Con oltre 242.000 ettari destinati alla moltiplicazione in campo, il nostro Paese si colloca al terzo posto nell’Unione europea, subito dopo Francia e Germania. L’Italia conquista invece la leadership in alcuni comparti di grande importanza per la filiera agroalimentare. In particolare, primeggiamo nella produzione di sementi di:

  • grano duro detenendo il 60% del mercato UE,
  • erba medica (51%),
  • trifoglio alessandrino (91%),
  • riso (79%),
  • soia (28%),
  • barbabietola da zucchero (58%)

Secondo quanto pubblicato dal CREA-DC, la superficie effettivamente utilizzata, vale a dire quella che ha superato i controlli dell’ente di certificazione, per la produzione di sementi certificate nel 2024 ha raggiunto quasi 225.000 ettari, in progressione del 9% rispetto all’anno precedente (206.200 ettari).
I dati del settore nel dettaglio sono disponibili per le aziende associate nell’area riservata, alla pagina Statistiche di certificazione superfici moltiplicate.

Il seguente grafico mostra l’andamento negli ultimi anni delle superfici effettive, al netto degli scarti, complessivamente impiegate per la moltiplicazione in Italia delle sementi certificate.

Fonte: elaborazione Assosementi su dati Crea-DC, al netto degli scarti.

Negli ultimi vent’anni il settore sementiero italiano ha visto crescere in modo significativo le superfici moltiplicate. Non si tratta solo di più terreno coltivato, ma di una trasformazione profonda del mix produttivo.

ll seguente prospetto evidenzia l’evoluzione della composizione percentuale delle superfici agricole destinate alla produzione di sementi di specie agrarie, raggruppate per comparto (cereali, foraggere, colture industriali etc.), dal 2005 ad oggi.

Fonte: elaborazione Assosementi su dati Crea-DC, al netto degli scarti.

2005-2010: il comparto è stabile, con cereali ancora dominanti ma in lieve calo (−9,8%), mentre le oleaginose crescono del +36,9%, spinte da soia e girasole. Le foraggere segnano un modesto +4,6%, guidate da erba medica e trifoglio alessandrino.

2010-2015: inizia la svolta. Le foraggere esplodono con un +63,3%, grazie all’espansione di erba medica e trifoglio, mentre le oleaginose continuano a correre (+39,8%). I cereali arretrano ancora (−8,3%), pur mantenendo il primato con frumento duro e tenero.

2015-2020: le barbabietole registrano il balzo più forte (+102,8%), trainate dalla barbabietola da zucchero. Le foraggere crescono del +35%, consolidando il ruolo di erba medica e trifoglio. Oleaginose +10%, cereali ancora in flessione (−9,6%).

2020-2024: il trend si consolida. Le oleaginose accelerano (+44,5%), con soia leader assoluta; le foraggere crescono del +10,3%, mentre i cereali tornano in positivo (+12,9%), grazie a frumento duro e tenero. Le barbabietole salgono del +27,9%.

I cereali restano importanti, ma il peso delle foraggere e delle oleaginose è cresciuto significativamente. Specie chiave del 2024: frumento duro, erba medica, trifoglio alessandrino, soia e barbabietola da zucchero. Questa evoluzione riflette l’adattamento alle nuove esigenze di sostenibilità e alle opportunità di mercato.

I quantitativi selezionati e commercializzati

Per quanto concerne invece i quantitativi prodotti, il risultato riferito al 2024/25 si attesta intorno alle 541.000 tonnellate, stabile rispetto all’anno precedente. Anche in questo caso, il dato riportato è al netto dei quantitativi scartati.
Il grafico seguente mostra l’andamento negli ultimi anni dei volumi complessivi di sementi certificate.

Fonte: elaborazione Assosementi su dati Crea-DC, al netto degli scarti.

La moltiplicazione delle sementi di specie ortive

L’Italia occupa una posizione leader anche nella moltiplicazione delle sementi di specie ortive e aromatiche. Questo gruppo di specie non sono soggette all’obbligo della certificazione ufficiale e pertanto sono commercializzate principalmente come sementi appartenenti alle categorie standard o mercantile.

Nel 2024, la superficie dedicata alla moltiplicazione delle ortive e delle aromatiche ammonta a poco meno di 42.500 ettari, in espansione del 12% rispetto all’anno precedente. Il dettaglio per specie è disponibile nella sezione dedicata al comparto ortive. Il grafico seguente mostra invece l’andamento delle superfici negli ultimi anni per questo comparto.

Fonte: Assosementi.

DISTRIBUZIONE E MERCATO

Il volume d’affari del settore sementiero italiano è stimato in circa un miliardo di euro. La quota maggiore è rappresentata dal comparto delle sementi da orto con poco meno del 30% del totale, seguito da cereali a paglia (20%) e mais (19%). Vi sono poi i comparti delle sementi di specie foraggere (13%), patate (7%), riso (4%), oleaginose (3%), barbabietola da zucchero (2%) e tutte le altre (3%).

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