Riso, Assosementi: dall’Italia il 70% delle nuove varietà europee, ricerca e innovazione per affrontare le difficoltà del comparto

Il primato produttivo dell’Italia nel panorama risicolo europeo si confronta oggi con una fase particolarmente complessa, segnata da criticità climatiche, riduzione delle quotazioni interne e aumento dei costi di produzione. In questo scenario, innovazione varietale, ricerca e maggiore integrazione della filiera rappresentano strumenti essenziali per sostenere la competitività di un comparto altamente strategico per l’agricoltura italiana. È questo il messaggio lanciato da Assosementi all’apertura di Risò, il Festival Internazionale del Riso in programma a Vercelli dall’11 al 13 settembre.
Sul fronte produttivo, l’estate appena trascorsa è stata segnata da siccità e ondate di calore che potrebbero incidere negativamente sulle rese. A queste difficoltà si aggiunge un calo generalizzato delle quotazioni. Secondo i dati Ismea Mercati, tra agosto 2025 e agosto 2026 il prezzo medio dell’Arborio è passato da oltre 600 a 560 euro alla tonnellata, mentre quello del Carnaroli è sceso da oltre 800 a circa 700 euro alla tonnellata e quello del Vialone Nano da oltre 900 a meno di 400 euro alla tonnellata.
A incidere contribuisce anche la maggiore competitività delle importazioni, favorita dall’indebolimento del dollaro, valuta nella quale sono espressi i prezzi internazionali del riso, insieme al ritorno di maggiori volumi esportati dai player asiatici. Sul quadro economico gravano inoltre le tensioni geopolitiche e il conseguente aumento dei costi energetici e dei carburanti.
“Il comparto risicolo italiano si trova ad affrontare contemporaneamente pressioni climatiche, produttive e di mercato che rischiano di comprimere ulteriormente la redditività delle aziende agricole” ha dichiarato Carlo Minoia, coordinatore del Gruppo riso di Assosementi. “In una fase come questa il contributo della ricerca e del miglioramento genetico diventa ancora più importante, perché può mettere a disposizione degli agricoltori varietà capaci di garantire maggiore resilienza, stabilità produttiva e risposta agli stress ambientali”.
Negli ultimi vent’anni sono state introdotte in Europa oltre 430 nuove varietà di riso, circa il 70% delle quali sviluppate da ricercatori italiani. Un’attività di miglioramento genetico che non è rivolta soltanto all’aumento delle rese, ma anche alla selezione di genotipi più adatti alle nuove condizioni climatiche e alle esigenze produttive e qualitative della filiera.
“Dietro ogni nuova varietà ci sono anni di ricerca e investimenti finalizzati a trasferire innovazione direttamente in campo, a partire dal seme. Il nostro obiettivo è fornire ai risicoltori materiale di riproduzione sempre più innovativo e affidabile, in grado di accompagnarli anche nelle fasi più difficili e, allo stesso tempo, di rispondere alle richieste dell’industria e dei consumatori” ha aggiunto Minoia.
“Ringraziamo gli organizzatori di Risò per aver creato un momento di incontro dedicato a una delle produzioni simbolo dell’agricoltura italiana. Il futuro del riso italiano passa da una filiera sempre più integrata, capace di riconoscere il ruolo strategico del seme come primo anello del processo produttivo. Occasioni come questa sono importanti anche per raccontare ai consumatori quanta ricerca, innovazione e competenza siano contenute in ogni chicco di riso” ha concluso Minoia.